S-C-P: Concetrazione e potere di mercato; estensioni e critiche

15 luglio 2009 in Condotta di un settore

Una struttura concentrata fa aumentare il potere di mercato direttamente o indirettamente favorendo una condotta collusiva, perchè se si è in pochi dovrebbe essere più facile accordarsi. Tuttavia stime econometriche condotte sulla relazione tra Herfindhal e Lerner risultano poco significative.

1) Lerner non dipende solo da Herfindhal. Se Lerner dipendesse sola da Herfindhal in una domanda rigida la perdita in termini di quantità è di gran lunga minore rispetto ad una domanda elastica P0–>P1 con P1-P0 che da il margine guadagnato. Continua »

Le teorie della concentrazione

15 luglio 2009 in La struttura di un settore

1) L’approccio deterministico basato sulle economie di scala (EDS)
L’enfasi è posta sui fattori tecnologici che determinano la dimensione ottima minima (DOM). Determinano la numerosità di equilibrio delle imprese che possono convivere nel settore. Come si vede, l’accento è posto solo su una dimensione della concentrazione: la numerosità.
Nelle condizioni tecnologiche rappresentate dalla curva dei costi medi di lungo periodo LAC1, l’equilibrio concorrenziale Continua »

La concentrazione e i confronti intersettoriali

15 luglio 2009 in La struttura di un settore

Gli studi empirici sulla concentrazione industriale mirano a proporre confronti intersettoriali. Ecco quali sono, in genere e in sintesi, i più importanti problemi e risultati di tali studi:

1) Problemi legati all’unità di misura prescelta: se si usa l’occupazione si rischia di sottovalutare l’apporto di grandi imprese capital-intensive. Se si usano le vendite, si rischia di sopravvalutare l’apporto delle imprese di distribuzione, usando il fatturato privilegio le imprese che vendono al consumatore finale. Continua »

Gli indici di concentrazione

15 luglio 2009 in La struttura di un settore

Si consideri un’industria con n imprese, caratterizzate dai corrispondenti output x1, x2, x3, …, xn con X=SOMMATORIA con i che va da 1 a n xi
Allora la quota del mercato dell’impresa iesima è data da Si=xi/X con SOMMATORIA con i che va da 1 a n Si=1

Per misurare la concentrazione esistono diversi possibili indici, fra i quali i più importanti sono:

1) Il reciproco del numero delle imprese = 1/n Dipende solo dal numero delle imprese e rispetta Continua »

Cos’è e come si misura la concentrazione

15 luglio 2009 in La struttura di un settore

Per concentrazione del mercato si intende la concentrazione della produzione di un particolare mercato (o industria) nelle mani di poche grandi imprese. E’ un indicatore settoriale che sintetizza il trade off tra forze che spingono a favore delle grandi imprese e forze che invece favoriscono le piccole imprese.
Rispetteremo questa definizione solo se saremo in grado di considerare contemporaneamente il numero e le dimensioni relative delle imprese. Continua »

Cournot esteso ad n imprese

13 luglio 2009 in La struttura di un settore

Nel considerare il modello di Cournot ci si basa prevalentemente su di una situazione duopolistica. Tuttavia tale modello può essere utilizzato anche per situazioni di monopolio, estendendo le sue osservazioni ad n imprese.
Ricordiamo innanzitutto che il profitto dell’impresa 1 è dato da P (Q)*q1 – C(q1), dove Q è l’output totale. Questo implica che dal punto di vista dell’impresa 1, tutto ciò che rileva è l’output totale prodotto dai suoi rivali, indipendentemente da quante imprese operano sul mercato o dalla suddivisione dell’output tra esse. Continua »

Cosa limita l’espansione di un’impresa

13 luglio 2009 in La struttura di un settore

Si tratta di un problema descritto efficacemente da Williamson e che va sotto il nome di “intervento selettivo”: poniamo che 2 imprese si integrino; esse possono continuare ad operare come prima e l’intervento autoritativo limitarsi a circostanze in cui è palesemente conveniente, in tal caso si realizza la condizione :

pI=p1+p2

In tale contesto, potendo sempre alla peggio simulare il comportamento disintegrato, non si pongono limiti all’espansione dell’impresa -> “tutto impresa”. Continua »

Economie di varietà e diversificazione

13 luglio 2009 in La struttura di un settore

Diciamo di trovarci in presenza di economie di varietà quando il costo di produrre congiuntamente x1 unità del bene 1 e x2 quantità del bene 2 è più basso del costo di produrle separatamente.

C(x1;x2) < C(x1;0) + C(0;x2)

Le scope economies sono il risultato di funzioni di costo subadditive ed incentivano la crescita dell’impresa tramite la diversificazione. Continua »

Diseconomie di scala, PMI e distretti industriali

13 luglio 2009 in La struttura di un settore

Esistono in realtà diseconomie di scala, che possono essere interne ed esterne: le interne sono dovute alla complessità organizzativa ed ai costi di gestione, quelle esterne al costo del lavoro, le diseconomie di agglomerazione quali costi di organizzazione. Tali diseconomie bilanciano le economie formando la classica forma ad U dei costi medi, il cui punto di ottimo è diverso da settore a settore. Le economie di scala prima o poi si esauriscono mentre si generano sempre più diseconomie. Continua »

La dimensione ottima minima

13 luglio 2009 in La struttura di un settore

E’ quella dimensione d’impresa a cui corrispondono i minori costi di produzione unitari. Nel modello di concorrenza si ipotizza una curva ad U x comodità in modo che esista un unico punto di ottimo. Il concetto di DOM evidenzia il vantaggio di cui gode l’impresa che è già sul mercato e ha goduto di tutte le economie di scala rispetto al potenziale entrante che è costretto, per operare in modo efficiente, ad entrare direttamente con la DOM. Continua »