Pensione di reversibilità a rischio per tutti, ora la tolgono senza pietà: se sei in questa lista dovrai dirle addio

Pensione di reversibilità
Pensione di reversibilità a rischio – AdobeStock – www.FinanzaRapisarda.com

La pensione di reversibilità è un aiuto per chi sopravvive a chi era il sostegno economico della famiglia, ma non è un diritto irrevocabile.

La reversibilità serve a dare sostegno economico a chi sopravvive ad un lavoratore deceduto al fine di avere una certa stabilità economica, che altrimenti non si riuscirebbe ad avere senza l’aiuto del de cuius.

Proprio perché è un ausilio per recuperare la stabilità economica mancante, non è un diritto assoluto irrevocabile, ci sono molti requisiti da soddisfare per percepirla e non va assolutamente data per scontata.

Questo beneficio viene erogato dall’Inps a condizione che il lavoratore abbia ottemperato regolarmente a tutte le sue adempienze contributive.

Se il lavoratore dipendente o autonomo ha regolarmente versato i contributi, dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della richiesta all’INPS, la famiglia ne beneficerà.

Le pensione di reversibilità è un beneficio e può essere revocata

Se vengono meno alcuni requisiti per accedervi, la reversibilità può subire modifiche o non essere più percepita; non è una correlazione diretta con i redditi del beneficiario che causa questo cambiamento, ma un cambiamento nella composizione del nucleo familiare.

Per fare un esempio pratico, se a beneficiare di questa pensione è il coniuge, qualora questi si risposi, perde il beneficio, a prescindere se la nuova situazione causerà un miglioramento del suo reddito, in questo caso quello che rimane al coniuge superstite è la corresponsione una tantum dell’ultima tredicesima.

Vedova
La reversibilità è un beneficio non un diritto – AdobeStock – www.FinanzaRapisarda.com

Riduzione della reversibilità

La pensione di reversibilità, che non è un beneficio riconosciuto solo al coniuge superstite, ma anche ai genitori o ai figli minori fino a che non siano in grado di mantenersi da soli, può anche subire una riduzione dovuta a criteri puramente reddituali. Può, infatti, subire una diminuzione del 25%, 40% e anche del 50%, qualora il reddito superi di tre, quattro o cinque volte il reddito minimo.

La riduzione segue procedure molto rigide, infatti il trattamento percepito non può assolutamente essere inferiore a quello che spetta per il reddito, pari al limite massimo di quello spettante alla fascia precedente e, ovviamente, fino a che i figli sono minorenni non può mai essere ridotta. Lo stesso discorso vale se è presente un famigliare con disabilità, anche in questo caso non è assolutamente possibile privare la famiglia di questo benefit a prescindere dalla situazione reddituale e non è nemmeno presa in considerazione la possibilità di ridurre la prestazione.