Pace fiscale in arrivo: Il nuovo governo promette due modi per liberarsi dai debiti

La nuova pace fiscale si struttura a doppia via: debiti cancellati sotto i mille euro e sconto dell’80% per le cartelle sotto i 2.500 euro. Rimane però il nodo delle risorse: le ultime novità.

Il nuovo governo promette una pace fiscale molto interessante. Le modalità di estinzione sono due, scopriamole.

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Pace fiscale, il nuovo governo promette due metodi, eccoli

Il governo Meloni studia una pace fiscale a doppia via: da un lato lo stralcio delle cartelle e dall’altro uno sconto sostanzioso sul debito. Da cosa dipende? Secondo le ultime novità, il fattore che determina il tipo di azione è l’importo del debito.

La nuova pace fiscale a cui il governo sta lavorando è una delle colonne portanti della riforma del fisco, insieme alla rivoluzione dei criteri su cui si basano i controlli antievasione dell’Agenzia delle Entrate e un abbassamento della pressione fiscale per imprese e famiglie. Il fulcro, però, rimane sempre quello delle risorse: nessuna di queste misure è a costo zero.

Che ci sarà una nuova pace fiscale è un elemento assodato. Lo stralcio delle cartelle è uno dei cavalli di battaglia della destra e di certo non poteva che essere una delle prime misure di questo governo, il più politico e il più a destra da almeno trent’anni. Ecco quindi che l’esecutivo Meloni, fresco di fiducia alla Camera e al Senato, lavora a una maxi sanatoria strutturata a doppia via.

Il condono delle cartelle seguirà due strade:

  • per le cartelle iscritte a ruolo sotto i mille euro è previsto lo stralcio, quindi la cancellazione del debito;
  • per i debiti di importo superiore, per ora la soglia è fissata a 2.500 euro, è previsto uno sconto dell’80%.

Come funziona davvero questa pace fiscale del nuovo governo?

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La Lega vorrebbe aumentare la soglia dei 2.500 euro, ma rimane il nodo delle risorse. In pratica, per le cartelle con debiti iscritti a ruolo di importo superiore a mille euro e fino a 2.500 euro, verserebbero solo il 20% di quanto dovuto, e il restante 80% verrebbe cancellato.

Per gli importi sopra la soglia dei 2.500 euro, il debitore dovrebbe pagare l’intera imposta maggiorata del 5% in sostituzione di sanzioni e interessi, con rateizzazione automatica in 10 anni.

Per le situazioni che precedono l’invio della cartella esattoriale, invece, il governo ipotizza quella che Meloni ha chiamato una «tregua fiscale», con la formula del 5+5. In pratica, l’imposta viene definita attraverso un’interlocuzione con l’Agenzia delle Entrate, una sanzione forfettaria al 5% e la rateizzazione automatica in 5 anni.

Che si debba fare qualcosa per smuovere la situazione del magazzino dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione è cosa risaputa. La questione è stata sollevata parecchie volte anche dal direttore dell’Amministrazione Finanziaria Ernesto Maria Ruffini. Secondo Maurizio Leo, responsabile economico di Fratelli d’Italia, ha dichiarato:

“L’Agenzia Entrate deve togliere di mezzo le cartelle inesigibili, perché lì non si potrà riscuotere niente e quindi bisognerà fare pulizia di quelle cartelle. Poi abbiamo le cartelle di ammontare inferiore: se andiamo a mettere a raffronto queste cartelle da recuperare e il costo di recupero, il costo di recupero è superiore all’ammontare richiesto.”

Ad oggi, i crediti inesigibili nel magazzino delle Entrate-Riscossione superano i mille miliardi.