Olio extravergine falso, attento a ciò che compri: quello vero lo riconosci da questo dettaglio

Olio extravergine d’oliva
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Le frodi alimentari abbondano anche nel settore oleario: bisogna fare attenzione a distinguere l’olio buono

E’ notizia di questi giorni che sono stati sequestrati oltre 46.000 litri di olio, mentre 26 individui sono stati denunciati per frode nel commercio e la vendita di prodotti non autentici. Inoltre, sono state sospese 22 attività e 202 imprenditori sono stati sanzionati per violazioni amministrative, per un totale di 189.000 euro.

In totale, i Nas hanno condotto 1.250 ispezioni sugli operatori della filiera, rilevando situazioni irregolari in 256 aziende ed esercizi commerciali. Sono stati sequestrati litri di olio non dichiarato o dichiarato erroneamente come di qualità superiore. Si aggiungono anche i sanzionati per procedure errate o mancata pulizia.

L’obiettivo principale della campagna di controlli è stato proteggere i consumatori e l’intera filiera produttiva dell’olio di oliva, identificando e isolando eventuali operatori scorretti per preservare la salute dell’industria legittima. I controlli continueranno, data l’importanza economica rappresentata dall’olio evo come eccellenza agroalimentare nazionale.

Come deve essere un olio buono

In teoria dovrebbe bastare l’etichetta a rassicurarci, perchè ci sono anche i test post imbottigliamento. L‘olio extravergine infatti può essere sottoposto a controlli molto severi. Se la qualità è ottima si può considerare extravergine e mantenere questa dicitura in etichetta, se ha difetti medi invece è un olio vergine. Se i difetti sono pronunciati si parla di olio lampante.

L’etichetta chiarisce anzitutto l’origine della materia prima e del prodotto: se è italiano o comunitario. Può dare anche informazioni sul tipo di olio – per esempio fruttato leggero, medio o intenso. Fare attenzione ai marchi Dop e Igp che danno una garanzia sulla tracciabilità dell’olio, e quindi sulle origini delle olive, e anche sulla filiera e la produzione.

Olio extravergine
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Quali caratteristiche deve avere un extravergine

Ci sono diversi indicatori che aiutano a capire la qualità dell‘olio in fase di analisi polisensoriale. Tra questi però non rientra il colore, tanto che viene valutato versandolo in bottiglie scure, perchè ogni olio ha il suo colore: di taggiasca tende al giallo e un moraiolo tende al verde. L‘olio va annusato per sentire i sentori erbacei o aromatici.

Infine si va all’assaggio. Per assaggiarlo, l‘olio va bevuto e non messo sul pane. Si lascia passare un po’ d’aria fra i denti per enfatizzare gli aromi. Se pizzica, non è indice di cattiva qualità ma anzi: l’amaro e il piccante denotano la presenza importante di polifenoli. E’ anche consigliato controllare la temperatura di spremitura.