Pensioni stravolte, addio a questo strumento: la voce arriva come un fulmine a ciel sereno

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pensionato- finanzarapisarda.com

Si parla ancora di riforma delle pensioni: ecco quali sono le indiscrezioni sul tavolo della trattativa.

Nuovi incontri tra governo e parti sociali per parlare della riforma delle pensioni: il ministro del Lavoro, Marina Calderone, è pronta a discutere delle misure già in atto e di quelle necessarie.

Si parla di un possibile tesoretto a disposizione dell’esecutivo, che ammonterebbe ad una cifra che va dagli 8 ai 10 miliardi, è che potrebbe essere utilizzato per superare la Legge Fornero.

Questo denaro servirebbe a mettere in atto una maxi riforma del sistema attraverso l’estensione ad ogni lavoratore della possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica.

Sul tavolo della trattativa c’è anche la questione che riguarda le pensioni minime: durante la campagna elettorale Silvio Berlusconi aveva promesso un incremento di queste ultime.

Risorse disponibili per la riforma delle pensioni: quali manovre sarebbero consentite

Il problema che si trova a fronteggiare il Governo rispetto ad un’eventuale riforma delle pensioni riguarda la copertura. Se è possibile utilizzare solo dai 4 agli 8 miliardi gli interventi dovranno essere mirati. Tra le misure più urgenti che si potrebbero mettere in atto ci sarebbe la Quota 41 per tutti, ma si dovrebbe salutare l’opzione Donna.

Eventuali risorse per meno di 4 miliardi impedirebbero manovre importanti: si dovrebbe fermare Quota 41 e confermare Quota 103 per un anno aspettando nuove soluzioni e nuove risorse. In questo caso risulterà decisivo l’intervento dell’Osservatorio sulla spesa previdenziale istituito lo scorso marzo presso il ministero del Lavoro, chiamato a valutare gli effetti dei provvedimenti in materia di temi aziendali e ricambio generazionale.

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Quota 103, ApE Sociale e Opzione Donna: le valutazioni da fare per la riforma pensioni

La riforma pensionistica dovrà mettere in atto una soluzione che permetta forme di pensionamento che non gravino sui conti pubblici. L’ipotesi che si fa strada è quella della Quota 103, che ad oggi permette di andare in pensione a 64 anni con 41 anni di contributi. Dovrebbe essere prevista anche una proroga anche per l’ApE Sociale, la cui scadenza è fissata per la fine del 2023.

Alla fine dell’anno terminerà anche l’Opzione Donna, che consiste nell’uscita anticipata con il ricalcolo contributivo dell’assegno: l’ultima legge di bilancio firmata dal Governo Meloni ha ristretto l’opzione ad un numero minore di lavoratrici. I sindacati Cgil, Cisl e Uil e l’opposizione stanno protestando da diversi mesi affinché sia attuato il ripristino delle condizioni attive nel 2022: precedentemente si poteva andare in pensione a 58 anni d’età, 59 per le lavoratrici autonome, e con 35 anni di contributi).