Previdenza complementare vs integrativa: cosa cambia? | Quello che nessuno ti dice

Previdenza integrativa e complementare
Salvadanaio – finanzarapisarda.com

Previdenza integrativa o complementare? I due termini sembrano sinonimi, ma lo sono davvero? Ecco tutta la verità.

Andare in pensione, da diversi anni a questa parte, significa per tantissimi rinunciare a una bella fetta di reddito. Il tasso di sostituzione medio – ossia il rapporto espresso in termini percentuali tra l’ultimo salario e il primo assegno previdenziale – è circa il 70% per i dipendenti e il 55% per gli autonomi.

Ciò significa che un lavoratore subordinato, con uno stipendio pari a 1.200 € al mese, prenderà circa 840 € di pensione; un lavoratore autonomo addirittura solo 660 € circa. Tutto questo considerando comunque una contribuzione piena per quaranta anni di lavoro.

Risulta pertanto necessario correre ai ripari, ovviamente per chi se lo può permettere. Ciò significa accantonare, autonomamente, una parte del proprio reddito annuo, in strumenti che contribuiscano, un domani, a garantire una buona integrazione previdenziale. Tante sono le opzioni che un cittadino può scegliere per destinarvi i propri accantonamenti, ma quando si parla di previdenza integrativa o complementare, si fa riferimento a qualcosa di molto preciso.

Le forme pensionistiche complementari o integrative in senso stretto esistono ormai da tanti anni ed a vigilare su di esse è un organismo dello Stato, la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione).

COVIP: secondo e terzo pilastro della previdenza

Quando si parla di forme pensionistiche integrative si fa riferimento a quelli che, nel linguaggio degli addetti ai lavori, son definiti secondo e terzo pilastro della previdenza, essendo il primo la previdenza obbligatoria. Ma a cosa ci si riferisce nello specifico?

Il secondo pilastro è costituito dai fondi pensione di categoria, fondi collettivi dove i lavoratori possono destinare il proprio TFR, versare contributi aggiuntivi volontari e – grazie ad accordi sindacali – ricevervi contributi aggiuntivi da parte del datore di lavoro. Il terzo pilastro è invece rappresentato dalla previdenza integrativa individuale: i PIP (Piani Individuali di Pensione) possono essere sottoscritti da chiunque, anche da lavoratori autonomi, inoccupati o minori che siano.

La previdenza integrativa
Salvadanaio previdenziale – finanzarapisarda.com

I vantaggi della previdenza integrativa

Per incentivare secondo e terzo pilastro, il legislatore ha introdotto delle agevolazioni importanti, sia sui fondi pensione sia sui PIP.

Il principale benefit della previdenza integrativa è la piena deducibilità dal reddito dei versamenti effettuati, con un limite annuo di 5.165 €. Inoltre, i versamenti sono totalmente liberi: si può versare quanto e quando si vuole. Infine le proprie posizioni previdenziali integrative godono della portabilità: aderire oggi ad un fondo pensione non ci vincola per tutta la vita lavorativa; un domani possiamo tranquillamente passare, a costo zero, ad altri fondi o PIP presenti sul mercato. In ogni caso appare chiaro che la pensione integrativa e quella complementare sono praticamente la stessa cosa.