Bonus lavoro allo studio: come trattenere lavoratori oltre la soglia pensione

Servirà un lavoro davvero preciso al Governo italiano, al fine di far quadrare i conti nella prossima Legge di Stabilità 2023.

Un nuovo bonus sarà dedicato ai lavoratori oltre la soglia pensione. Vediamo di cosa si tratta nel dettaglio.

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Un bonus lavoro allo studio per il pubblico impiego, si parte dalla sanità

Questo nell’ambito di un pacchetto di risorse sulle pensioni, nella manovra finanziaria, che non dovrebbe superare la soglia dei due miliardi di euro. In più, oltre alla proroga delle misure di pensionamento anticipato si sta valutando pure l’introduzione di incentivi per far rimanere al lavoro nel pubblico impiego chi ha già maturato i requisiti per prendere la pensione.

E questo in particolare in settori chiave come quello relativo alla sanità. Dato che già ancor prima della pandemia di Covid nel nostro Paese si registravano carenze di medici e di infermieri.

C’è infatti un Bonus lavoro allo studio. Proprio per trattenere lavoratori oltre la soglia di pensionamento nel settore pubblico. Con le risorse che, per esempio, potrebbero arrivare dalla revisione del tanto chiacchierato reddito di cittadinanza.

In particolare la Lega guidata da Matteo Salvini propone di recuperare subito dal reddito di cittadinanza un miliardo di euro da destinare alle pensioni. Risorse che sono ottenibili andando a sospendere il pagamento del sussidio a chi è un percettore occupabile. E, nello stesso tempo, ha incassato l’RdC per almeno diciotto mesi. Una proposta per la quale Fdi e Forza Italia di certo non si metterebbero di traverso.

Bonus lavoro allo studio, rinvio per la riforma della previdenza pubblica in Italia

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Per quanto detto nella Legge di Stabilità per il 2023 non ci sarà spazio per la riforma strutturale della previdenza pubblica in Italia. Nel ricordare che il Governo guidato da Mario Draghi aveva avviato il percorso di riforma istituendo dei tavoli tematici con i sindacati di CGIL, CISL e UIL.

Precisamente un tavolo di confronto sulla flessibilità in uscita, un tavolo sulle pensioni dei giovani e delle donne e un terzo tavolo di confronto tematico sul rilancio della previdenza integrativa. Ma poi tutto è naufragato prima a causa della guerra in Ucraina e poi per il fatto che il Governo Draghi, con le dimissioni dell’ex presidente della BCE, non ha completato l’intera legislatura.

In particolare, nel confronto tra il Governo Draghi e i Sindacati si era parlato dell’introduzione della cosiddetta pensione di garanzia dei giovani. E comunque a vantaggio di chi per anni è stato occupato con lavori intermittenti. Nonché sconti contributivi per le mamme al fine di anticipare la pensione.

Così come la CGIL, la CISL e la UIL, durante l’Esecutivo Draghi, avevano fatto pressing per l’istituzione della Quota 41 pura. Unitamente al ritorno della flessibilità in uscita a 62 anni. Rispetto invece agli attuali 64 anni che sono necessari, con 38 anni di contributi versati per ritirarsi dal lavoro con la Quota 102.