Pensione anticipata: se ci vai rischi di perdere un sacco di soldi | Ecco cosa conviene fare davvero

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Lasciare il lavoro in anticipo per molti lavoratori potrebbe essere visto come un’oasi nel deserto. Ma conviene sempre scegliere questa strada?

Il pensionamento anticipato, quello a cui si giunge a compimento dei 67 anni, non sempre offre conclusioni vantaggiose per chi lo richiede. Vediamo perché.

La maggior parte dei lavoratori che hanno maturato un numero consistente di anni di lavoro, ad un certo punto della loro vita lavorativa aspettano solo il meritato riposo. Per questo motivo, non tutti intendono aspettare i famosi 67 anni d’età dettati dalla Legge Fornero e richiedono la pensione anticipata.

Le leggi, oggi, offrono diverse possibilità ai lavoratori italiani che decidono di richiedere il pensionamento anticipato. Tra queste ritroviamo la quota 103; l’opzione donna; lavoratori addetti a mansioni usuranti; l’isopensione.

Insomma, le possibilità ci sono, ma vale davvero la pena non aspettare gli anni dovuti per il pensionamento ordinario? In questo articolo cercheremo di rispondere a tale domanda evidenziandone, talvolta, i tratti meno convenienti.

Pensionamento anticipato: quando conviene?

Nel momento in cui il Governo predispone la disponibilità all’utilizzo di mezzi per anticipare il pensionamento, a richiederne tale possibilità sono sempre più persone. Una delle prime evidenze da sottolineare è che lasciando in anticipo il proprio lavoro, la pensione potrebbe subire delle importanti (il più delle volte negative) variazioni. Ne consegue che il reddito mensile di pensione sarà più basso. Questo perché più sono gli anni di lavoro, più l’importo finale mensile della pensione aumenta. In che senso?

Nel momento in cui un lavoratore versa i contributi, tale capitale va ad influenzare il calcolo finale dell’importo delle pensioni. Per comprendere quanto detto, cerchiamo di fare alcuni calcoli insieme. Supponiamo che il lavoratore abbia maturato i requisiti per il pensionamento anticipato a 63 anni. Come si trasformano i suoi contributi in pensione? Si moltiplica il totale di questi contributi per un coefficiente pari al 4,932%. Ma cosa sarebbe accaduto se il lavoratore in questione avesse aspettato fino all’età dei 67 anni previsti dalla legge? Il coefficiente in questione sarebbe stato più alto (circa 5,604%) e in questo caso il soggetto avrebbe goduto di un assegno più consistente.

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Pensione anticipata e pensione di vecchiaia a confronto

Partiamo con il dire che quando si parla di pensionamento, tra le due opzioni sopra citate non esiste una migliore dell’altra. Ciò che rende migliore una scelta rispetto all’altra è decretabile solo in base alle esigenze del singolo lavoratore. Da una parte abbiamo lavoratori che, stanchi della routine lavorativa, richiedono il pensionamento anticipato.

In quel caso smettere di lavorare prima del compimento dei 67 anni è considerato soddisfacente perché risponde alle esigenze dei bisogni del lavoratore. Dall’altra parte, chi richiede il pensionamento anticipato e rinuncia quindi al pensionamento ordinario, accetta di convivere con un assegno più basso rispetto a quello che avrebbe potuto avere in seguito al compimento dei 67 anni.