I diversi tipi di impresa pubblica

29 luglio 2010 in Diritto pubblico dell'economia

Impresa pubblica
Modalità di intervento diretto dei pubblici poteri nell’economia. Forma di esercizio di attività economiche riservate allo Stato. Aggettivo riferito al soggetto, non all’attività.

Tre tipi principali:
Impresa organo: si configura come organo delle amministrazioni di cui fa parte (ministeri: aziende autonome). Profili di autonomia: adotta delibere in proprio; autonomia gestionale; autonomia contabile; bilanci di competenza propri. Vincoli: organizzazione: manca personalità giuridica propria, vertice di azienda presieduto da Ministro; finanziamento: attraverso fondi di dotazione, non con riscorso al mercato; rapporto di lavoro regolato da norme sul pubblico impiego. Continua »

Soggetti dell’azione pubblica nell’economia

29 luglio 2010 in Diritto pubblico dell'economia

Spazio giuridico globale
Organizzazione mondiale per il commercio: ha un ruolo di regolamentazione nel commercio internazionale; supervisione del rispetto degli accordi fra gli Stati membri e risoluzione delle controversie; mira all’abolizione o alla riduzione delle barriere tariffarie nel commercio internazionale; rappresenta un Forum per la discussione della normativa internazionale in materia di commercio.
Fondo monetario internazionale: promuovere la cooperazione monetaria internazionale; facilitare l’espansione del commercio internazionale; promuovere la stabilità e l’ordine dei rapporti di cambio, evitando svalutazioni competitive. Continua »

Le fasi dell’intervento pubblico

28 luglio 2010 in Diritto pubblico dell'economia

1) Lo Stato liberista
Costituzione mercato nazionale, attraverso l’unificazione legislativa: codice civile centrato sulla proprietà distinto dal codice di commercio; estensione legislazione piemontese. Protezionismo doganale: regime tariffario a protezione dei prodotti interni. Privatizzazioni di beni demaniali ed ecclesiastici, limitato intervento nell’economia.

2) Prima industrializzazione
Differenziazione legislativa (a favore delle aree svantaggiate). Incremento dei lavori pubblici (es. ferrovie). Blocco e inversione del sistema delle privatizzazioni. Prime forme di impresa pubblica. Primi interventi a carattere sociale (previdenza). Continua »

La regolamentazione dell’attività economica

27 luglio 2010 in Diritto pubblico dell'economia

L’intervento dei poteri pubblici influenza l’attività economica sotto vari profili

Adozione di regole che disciplinano l’attività economica
A) Disciplina dell’accesso al mercato L’iniziativa economica privata è libera (art. 41 della Costituzione). L’attività commerciale può essere esercitata con riferimento ai seguenti settori merceologici: alimentare e non alimentare (art. 3, D.Lgs. n. 114/98). Non possono esercitare l’attività commerciale, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione, coloro che sono stati dichiarati falliti (art. 3, D.Lgs. n. 114/98).
B) Regolazione del mercato dei fattori produttivi La durata delle locazioni e sublocazioni di immobili urbani non può essere inferiore a sei anni se gli immobili sono adibiti ad attività industriali, commerciali e artigianali (art. 28, L. n. 392/78). Continua »

Amministrazione straordinaria grandi imprese insolventi

3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare

Per evitare che il fallimento porti alla disgregazione aziendale è stata introdotta nel nostro ordinamento una procedura di amministrazione straordinaria alla quale si applica la disciplina della liquidazione coatta amministrativa ma con particolari adattamenti volti a conseguire il risanamento dall’azienda. Competente a decidere l’ammissione delle imprese all’amministrazione straordinaria è il Tribunale su ricorso del debitore, del pubblico ministero o d’ufficio ed è necessario che controlli la sussistenza di alcuni presupposti: Continua »

La procedura fallimentare

3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare

La complessità della procedura fallimentare esige che essa si svolga attraverso fasi determinate. La prima è quella della conservazione ed amministrazione del patrimonio del fallito. Essa si caratterizza innanzitutto per l’apposizione dei sigilli che viene disposta con la sentenza di fallimento ed eseguita dal curatore sui beni presenti nella sede principale dell’impresa e di cui deve compiere processo verbale. Non sono invece sigillabili le scritture contabili, il denaro e i titoli scaduti. Continua »

Le conseguenze del fallimento

3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare

La sentenza dichiarativa del fallimento comporta diversi conseguenze, catalogabili in base alla loro natura. La sentenza dichiarativa comporta effetti personali in quanto incide su due diritti costituzionalmente garantiti: il diritto di libertà e segretezza della corrispondenza ed il diritto di locomozione e soggiorno. Il fallito infatti deve consegnare al curatore la propria corrispondenza riguardante i rapporti compresi nel fallimento e deve comunicare anche ogni cambiamento di residenza o domicilio. Continua »

Gli organi preposti al fallimento

3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare

Il tribunale fallimentare è il tribunale cha ha dichiarato il fallimento sovrintende a tutta la procedura. Esso è anche giudice naturale di tute le cause che derivano dal fallimento. Ha il compito di nominare revocare sostituire il giudice delegato e il curatore, risolve le disparità fra questi organi, decide sui reclami contro il giudice delegato e chiede chiarimenti a giudice – curatore – comitato. I Provvedimenti del tribunale sono pronunciati con decreto. La riforma ha inoltre stabilito l’impugnabilità di tali decreti. Continua »

La dichiarazione di fallimento

3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare

Il tribunale competente alla dichiarazione di fallimento è il tribunale del luogo ove l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa: trattasi di, competenza funzionale e per tanto inderogabile. Nel caso di società con sede all’estero si tiene conto della sede secondaria più importante esistente in Italia: se hanno tutte pari importanza si applica il principio della prevenzione, per cui le procedure iniziate si uniranno nella sede dove è stata iniziata per prima. Il trasferimento della sede nell’anno precedente all’esercizio dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento non rileva ai fini della competenza. Continua »

I presupposti del fallimento

3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare

La procedura fallimentare descritta in questi articoli non considera le innovazioni proposte dalla legge fallimentare 2008 ed è quella procedura giudiziale attraverso cui viene sottoposto ad esecuzione l’intero patrimonio di un imprenditore commerciale quando questi si trovi nell’impossibilità obiettiva di far fronte regolarmente agli impegni assunti nei confronti dei propri creditori.
I presupposti della dichiarazione di fallimento sono sostanzialmente due: la natura commerciale (privato e non piccolo) del debitore, organizzato in forma individuale o societaria (presupposto soggettivo) e lo stato di insolvenza (presupposto oggettivo). Continua »