3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare
Per evitare che il fallimento porti alla disgregazione aziendale è stata introdotta nel nostro ordinamento una procedura di amministrazione straordinaria alla quale si applica la disciplina della liquidazione coatta amministrativa ma con particolari adattamenti volti a conseguire il risanamento dall’azienda. Competente a decidere l’ammissione delle imprese all’amministrazione straordinaria è il Tribunale su ricorso del debitore, del pubblico ministero o d’ufficio ed è necessario che controlli la sussistenza di alcuni presupposti: Continua »
3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare
La complessità della procedura fallimentare esige che essa si svolga attraverso fasi determinate. La prima è quella della conservazione ed amministrazione del patrimonio del fallito. Essa si caratterizza innanzitutto per l’apposizione dei sigilli che viene disposta con la sentenza di fallimento ed eseguita dal curatore sui beni presenti nella sede principale dell’impresa e di cui deve compiere processo verbale. Non sono invece sigillabili le scritture contabili, il denaro e i titoli scaduti. Continua »
3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare
La sentenza dichiarativa del fallimento comporta diversi conseguenze, catalogabili in base alla loro natura. La sentenza dichiarativa comporta effetti personali in quanto incide su due diritti costituzionalmente garantiti: il diritto di libertà e segretezza della corrispondenza ed il diritto di locomozione e soggiorno. Il fallito infatti deve consegnare al curatore la propria corrispondenza riguardante i rapporti compresi nel fallimento e deve comunicare anche ogni cambiamento di residenza o domicilio. Continua »
3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare
Il tribunale fallimentare è il tribunale cha ha dichiarato il fallimento sovrintende a tutta la procedura. Esso è anche giudice naturale di tute le cause che derivano dal fallimento. Ha il compito di nominare revocare sostituire il giudice delegato e il curatore, risolve le disparità fra questi organi, decide sui reclami contro il giudice delegato e chiede chiarimenti a giudice – curatore – comitato. I Provvedimenti del tribunale sono pronunciati con decreto. La riforma ha inoltre stabilito l’impugnabilità di tali decreti. Continua »
3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare
Il tribunale competente alla dichiarazione di fallimento è il tribunale del luogo ove l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa: trattasi di, competenza funzionale e per tanto inderogabile. Nel caso di società con sede all’estero si tiene conto della sede secondaria più importante esistente in Italia: se hanno tutte pari importanza si applica il principio della prevenzione, per cui le procedure iniziate si uniranno nella sede dove è stata iniziata per prima. Il trasferimento della sede nell’anno precedente all’esercizio dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento non rileva ai fini della competenza. Continua »
3 luglio 2009 in Diritto Fallimentare
La procedura fallimentare descritta in questi articoli non considera le innovazioni proposte dalla legge fallimentare 2008 ed è quella procedura giudiziale attraverso cui viene sottoposto ad esecuzione l’intero patrimonio di un imprenditore commerciale quando questi si trovi nell’impossibilità obiettiva di far fronte regolarmente agli impegni assunti nei confronti dei propri creditori.
I presupposti della dichiarazione di fallimento sono sostanzialmente due: la natura commerciale (privato e non piccolo) del debitore, organizzato in forma individuale o societaria (presupposto soggettivo) e lo stato di insolvenza (presupposto oggettivo). Continua »