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	<title>Appunti di economia</title>
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		<title>La teoria quantitativa della moneta</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 13:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica economica]]></category>

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		<description><![CDATA[La teoria quantitativa della moneta ci dice che M/&#956; (la massa monetaria (offerta moneta) tenendo conto della velocità in cui circola la moneta (rotazione, con la stessa quantità si possono fare più acquisti se circola velocemente)) = (è uguale) a PY (valore in termini monetari dell’output prodotto in un determinato Paese (valore di tutti gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La teoria quantitativa della moneta</strong> ci dice che <em>M/&#956;</em> (la massa monetaria (offerta moneta) tenendo conto della velocità in cui circola la moneta (rotazione, con la stessa quantità si possono fare più acquisti se circola velocemente)) = (è uguale) a <em>PY</em> (valore in termini monetari dell’output prodotto in un determinato Paese (valore di tutti gli acquisti effettuati in un arco di tempo in una certa economia).<br />
<em> </em></p>
<p><em>Il tasso d’interesse nominale tende a seguire il tasso d’inflazione</em>, quindi, se c’è inflazione, la moneta perde valore velocemente e la velocità di circolazione della moneta tende a crescere (nel caso limite la moneta non vale niente, nessuno la vuole, e ci si orienta verso valute straniere od altre forme). Quando l’inflazione è moderata, la velocità di circolazione della moneta tende a rimanere stabile.<span id="more-527"></span>Nel momento in cui l’output PYbarra(soloY) segue un trend di medio lungo periodo che non dipende dalle variabili nominali, ha impatto sul livello dei prezzi (tasso inflazione). Livello produzione e reddito reale dipendono dalle variabili reali (sono fattori che influenzano la crescita dell’economia reale, es. investimenti).<br />
<em> </em></p>
<p><em>Possiamo pensare che nel medio lungo periodo P = M^s / Yn</em>. La massa monetaria (offerta moneta) è decisa dalla banca centrale che quindi controlla l’andamento del livello dei prezzi e di conseguenza il tasso d’inflazione &#61552;. Il livello dei prezzi a inizio anno rispetto ai prezzi a fine anno è quindi PIGRECO(t) = [P(t+1) – P(t)] / P(t).<br />
Nel momento in cui si ha un target di salario reale ma si può solo contrattare il salario nominale, i sindacati devono sapere le aspettative del livello dei prezzi, e quindi conoscere la politica attuata dalla Banca Centrale (BC).<br />
La BC stabilisce un tasso d’inflazione e si impegna a rispettarlo, i sindacati prendono quindi le loro decisioni dato questo.<br />
<em> </em></p>
<p><em>Quando sorge il problema</em>? Supponiamo che alla BC le venga assegnato come obiettivo la stabilità dei prezzi (inflazione moderata) e una riduzione della disoccupazione. Trade off ottimale tra stabilità prezzi, alta produzione e bassa disoccupazione. Nel <em>breve periodo</em> ha effetto (perché la BC sorprende i sindacati, annunciando un basso tasso d’inflazione ma poi adotta una politica espansiva -&gt; livello prezzi più alto delle attese, salario effettivo più basso, più occupazione e meno probabilità di perdere lavoro) ma nel <em>lungo periodo</em> non ha effetto perché i sindacati adegueranno le offerte dei lavoratori.<br />
<em> </em></p>
<p><em>Problema Banca Centrale</em>: determinare l’offerta di moneta al fine di minimizzare la distanza tra il target che essa ha annunciato per il livello dei prezzi (Pbarra) rispetto al livello dei prezzi (P) che effettivamente andrà a realizzarsi.   Min M^s DELTA = &#958; ((P-Pbarra)/Pbarra)2  (0&lt;&#958;=&lt;1 è una costante)  Una buona politica monetaria deve cercare di ridurre questo scostamento, per far si che i prezzi attesi dai sindacati Pe siano uguali a Pbarra (con P=Pbarra, grado di sorpresa nullo). Se la BC non ha come obiettivo minimizzare questo scostamento, avremo una perdita di utilità per i lavoratori.</p>
<p><em>Obiettivo della Banca Centrale diminuire tasso disoccupazione</em>: sparisce ogni trade off (P=Pbarra). I sindacati hanno un certo target in termini di salario reale, quindi stabiliscono dei salari nominali allo scopo di raggiungere questo target W* = P^eV* , W* = PbarraV*. Il salario nominale contratto dai sindacati è quindi funzione del target d Pbarra e di V*. La domanda di lavoro (L* = [ALFA A/W/P]^[1/(1-ALFA)] dipende dall’effettivo salario reale. Quindi, maggiore è lo scostamento tra P&gt;Pbarra, più si riduce il tasso di disoccupazione (caso limite dove la sorpresa inflazionistica è nulla, tasso disoccupazione uguale a quello desiderato dai sindacati).<br />
<em> </em></p>
<p><em>Obiettivo della Banca Centrale stabilità dei prezzi e mantenimento alto dell&#8217;occupazione</em>: la BC opta per un tasso d’inflazione più elevato di quello dichiarato. Nel momento in cui questo si verifica essa perde la credibilità dei sindacati. Se il settore privato è furbo ed anticipa il fatto che la BC fa un annuncio e poi non lo rispetta, in futuro terrà conto di questo (quini P^e &gt; di Pbarra).<br />
<em> Come risultato avremo che:</em> aumenta di più l’inflazione perché i salari nominali saranno più elevati del dovuto (i sindacati rivedono le aspettative per salari più elevati), la BC è costretta a scostarsi ancora di più dal suo target annunciato perché i salari nominali sono più alti. È quindi un circolo perverso, gli strumenti della BC non solo tali da agire, se non creando shock inattesi.<br />
Questo gioco congetturale di revisione (conoscendo le mosse dell’avversario) andrà avanti fino a quando la BC sceglierà un trade off ottimale per cui viene realizzato esattamente il tasso di disoccupazione desiderato dai wage setters. Si arriva qui perché qui abbiamo un’equilibrio, in quanto dato il comportamento della BC i wage setters fissano il salario nominale su quel livello e la banca centrale non ha nessun incentivo a spostarsi ancora di più verso l’alto ((P*-Pbarra)/Pbarra -&gt; punto di ottimo per entrambi, nessuno ha incentivo a spostarsi).<br />
<em> Morale</em>: per risolvere questo problema di credibilità bisogna dare alla BC come unico obiettivo la stabilità dei prezzi (&#958;=1).</p>
<p><em>Conclusione non ottimista</em>: <em>se l’obiettivo BC è minimizzazione scostamento livello dei prezzi e minimizzazione tasso disoccupazione</em>.il risultato finale è che la disoccupazione si va a collocare al tasso di disoccupazione strutturale (naturale), mentre il livello dei prezzi si va a collocare ad un livello alto. <em>Conclusione ottimista</em>: <em>se invece l’obiettivo BC è solo quello di preoccuparsi di tenere i prezzi bassi</em> (&#958;&lt;1) si avrà una inflazione nulla, il tasso disoccupazione è uguale a quello desiderato dai sindacati (tasso inflazione atteso uguale al tasso d’inflazione realizzato PIGRECO(t)^e = PIGRECO).</p>
<p><em> Aspettative adattive:</em> con aspettative razionali, la curva di Phillips è una retta verticale: gli agenti formano le loro aspettative cercando di anticipare il futuro, si basano sull’analisi degli andamenti passati per formare le nuove aspettative. Quindi PIGRECO(t)^e = PIGRECO(t-1), non si parla di aspettative razionali ma di aspettative adattive (gli agenti non utilizzano al meglio le informazioni conosciute perché malgrado il settore privato sa informazioni relative alle decisoni della BC, non le utilizza e preferisce informazioni vecchie. Succede che con aspettative adattive la BC può adottare nel periodo corrente una politica monetaria che crea più inflazione, facendo abbassare il target dei salari reali, quindi c’è un beneficio per quanto riguarda il tasso di disoccupazione. Il trade off di breve periodo si ha solo con aspettative adattive, perché nel periodo successivo i wage setters aggiustano le richieste salariali al tasso di inflazione più alto di quello atteso. Quindi, se la BC vuol tenere il livello di attività economica sopra il livello strutturale (o potenziale) deve far accelerare sempre più il livello dei prezzi (più inflazione); nel lungo periodo però questo non tiene e la curva di Phillips torna ad essere verticale, funziona solo nel breve periodo.<br />
<em>Es</em>.: la BC fa scendere la disoccupazione ma cresce l’inflazione. L’anno dopo se la BC vuol mantenere l’inflazione al livello uguale a quello precedente questa deve essere aumentata, perché i wage setters aggiusteranno i loro salari. Quindi, ogni anno che passa, se si vuol mantenere la disoccupazione bassa l’inflazione cresce sempre più in alto. Questo però non può durare nel lungo periodo, ma solo nel breve. Quando la BC non fa più alzare la curva di Phillips, la disoccupazione tornerà al suo livello strutturale. Quindi, nel lungo periodo, anche con aspettative adattive la curva di Phillips rimane verticale.</p>
<p><em>Perché l’inflazione è salita negli anni ’70 e fine anni ’70</em>? Ragioni di fondo: politica monetaria dei Paesi molto espansiva, forte spinta salariale in molti Paesi. All’inizio degli anni ’80 i Paesi industriali si prefissero di far scendere il tasso d’inflazione.</p>
<p><em>Perché è meglio inflazione bassa di inflazione alta?</em> Perché si possono attuare contratti salariali a lungo termine, con inflazione alta c’è poca incertezza (cattiva allocazione di risorse e redistribuzione indesiderata). Quando l’inflazione viene tenuta bassa, anche l’incertezza futura tende a ridursi. Per quanto noi possiamo cercare di aggiustare tutti i prezzi/salari per adattarli, più è bassa, meno c’è da aggiungere -&gt; aumenta la perdita, il costo opportunità del potere moneta, se la gente non vuole tenere la moneta aumentano di conseguenza i costi di transazione.<br />
Se l’economia è in espansione, in crescita, è chiaro che aumenta anche il volume delle transazioni, quindi aumenta anche il valore degli acquisti e delle vendite. Questo, in un’economia che cresce, fa si che venga domandata più moneta per acquistare beni, questo si trasformerà però in un aumento del livello dei prezzi.</p>
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		<title>I sindacati (wage setters) dal punto di vista economico</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 12:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Problema sindacato: massimizzare il reddito da lavoro atteso dei propri rappresentati, tenendo conto del salario reale e della probabilità di conservare i posti di lavoro. Dal punto di vista del lavoratore ad essere rilevante non è tanto il salario, ma il livello di benessere legato al salario (funzione utilità lavoratore U(v): U utilità lavoratore, v [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Problema sindacato</em>: massimizzare il reddito da lavoro atteso dei propri rappresentati, tenendo conto del salario reale e della probabilità di conservare i posti di lavoro. Dal punto di vista del lavoratore ad essere rilevante non è tanto il salario, ma il livello di benessere legato al salario (funzione utilità lavoratore U(v): U utilità lavoratore, v salario reale. v = W (salario nominale) / P indice prezzi).<br />
I sindacati con la loro azione possono incidere sia sulla utilità attesa quando i lavoratori sono occupati, sia sulla probabilità che essi mantengano il lavoro. Quindi si può identificare il costo del lavoro con il salario reale, anche se non è propriamente così.<span id="more-524"></span></p>
<p><em>Obiettivo sindacato in termini di salario reale per i lavoratori</em>:   Max V   (L*/N) (probabilità mantenimento posto lavoro) * [U(v)] (utilità che un lavoratore trae dal salario reale nel momento in cui è occupato) + [(N-L*)/N] (probabilità di perdere il lavoro) * [U(g)] (utilità che un lavoratore percepisce quando perde il lavoro, sussidio disoccupaz o altro).<br />
<em> </em></p>
<p><em>Trade off che devono osservare i sindacati</em>: non devono eccedere nell’imposizione di salari elevati, altrimenti le imprese non sopportano e licenziano. Trade off tra salario reale e probabilità di occupazione. C’è un livello minimo del salario reale che assicura la piena occupazione. Dato K e A avremo un certo livello di salario che fa si che la domanda di lavoro sia uguale all’offerta di lavoro  N = L* = K [(ALFA*A)/Vbarra].<br />
Quindi il sindacato deve scegliere dove collocarsi lungo questa curva, trovare l’obiettivo ottimale per il suo tipico rappresentato. Se Vbarra è molto basso si ha la certezza di mantenere il lavoro, ma il salario sarà basso. A parità di paura di perdere il posto di lavoro, se so che avrò un reddito U(g) comunque assicurato, preferirò avere un salario reale più alto e fronteggiare un maggior rischio. Quindi dipende anche dal rischio al quale si espone il lavoratore ed anche dai contributi di disoccupazione garantiti nel caso di disoccupazione. I lavoratori aumentano la loro utilità attesa man mano che salgono su una curva di differenza più alta, però il limite è interno alla curva    , quindi il punto di ottimo coincide con la curva che tocca.<br />
Pper avere più sicurezza in termini di occupazione il lavoratore si abbassa la retribuzione, quindi, in questo sistema, se si vuole abbassare la disoccupazione bisogna che i lavoratori si abbassino gli stipendi.<br />
Se questa economia è in grado di crescere succede che tutta la curva    si sposta verso destra      (può essere il risultato sia di A che di K). a parità di salario reale possiamo assicurare una probabilità di impiego maggiore o uno stesso livello di occupazione ma con un salario più elevato.<br />
È un modo sia virtuoso (si riduce la disoccupazione e nello stesso tempo si migliorano anche le retribuzioni) che non virtuoso (si abbassa la disoccupazione ma si abbassano anche i salari).</p>
<p><em>Ottica di lungo periodo</em>: mantenere i salari elevati, difficile perché i salari vengono decisi nominalmente (W) e non realmente (V), possono comunque sussistere delle clausole di indicizzazione del salario.<br />
Per effettuare delle buone scelte: i sindacati dovrebbero conoscere l’andamento dei prezzi nel lungo periodo; se l’arco di tempo è breve non ha grande importanza una bassa inflazione, se però il contratto deve valere per 3-4 anni o più e l’inflazione effettiva si rileva maggiore di quella prevista questo si fa sentire. Discorso opposto per il livello di occupazione, essendoci un salario reale più basso di quello nominale, ci sarà meno disoccupazione.<br />
Quindi dal momento in cui i contratti di lavoro hanno una certa durato diventa importante conoscere il futuro tasso d’inflazione (andamento del livello dei prezzi) nell’arco del contratto di lavoro; i lavoratori si trovano con una combinazione diversa da quella ottimale. Se P &gt; di P^e (atteso) succederà che il salario reale sarà più basso di quello atteso (ci si sposta su-sx curva), se invece P &lt; di Pe si verifica il contrario (ci si sposta basso-dx curva).</p>
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		<title>Cosa sono le asimmetrie informative</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 12:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Asimmetrie informative: es.: un’impresa che ha diritti ad inquinare è incentivata nel cercare di nascondere una parte delle proprie emissioni, questo è un problema d’informazioni per l’autorità. Questo può generare inefficienze, fallimenti di mercato. Spesso si verifica fra 2 imprese, comunque c’è anche tra autorità di controllo e impresa. È molto diffuso nel mercato del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Asimmetrie informative</em>: es.: un’impresa che ha diritti ad inquinare è incentivata nel cercare di nascondere una parte delle proprie emissioni, questo è un problema d’informazioni per l’autorità. Questo può generare inefficienze, fallimenti di mercato. Spesso si verifica fra 2 imprese, comunque c’è anche tra autorità di controllo e impresa. È molto diffuso nel mercato del credito, dove le informazioni sono fondamentali per aver accesso al prestito e quindi si cerca di tenerle nascoste (se le garanzie non sono soddisfacenti). Come conseguenza nel tasso d’interesse la banca incorpora un tasso di rischio dovuto dai cattivi debitori. Questo fa si che i buoni debitori non trovano più conveniente richiedere prestiti.<span id="more-522"></span></p>
<p>Si verifica un problema di <em>selezione avversa</em>, restano solamente i cattivi debitori e quindi aumentano ancora i tassi (circolo vizioso, fallimento di mercato). Come conseguenza si arriva all’usura, è molto diffusa in quelle aree dove è molto forte l’asimmetria informativa (insolvenza), tendenzialmente quando il tasso d’interessa aumenta, aumenta anche il tasso d’usura. Nasce quindi il fenomeno del microcredito, modalità di finanziamento del mercato del credito che cerca di aggirare le asimmetrie informati del mercato creditizio (piccole somme, c’è una rete di solidarietà fiduciaria interna alla collettività); l’idea di fondo è quindi quella di contrastare l’inefficienza del mercato, riducendo il peso delle asimmetrie informative grazie alla creazione della rete fiduciaria.<br />
Idem per sanità e assicurazioni.</p>
<p><em>Conclusioni asimmetrie informative</em>. In ogni rapporto di lavoro c’è asimmetria informativa: il datore di lavoro in una grande impresa ha poche informazioni, servono grandi costi per monitorare l’effettiva efficienza dei lavoratori (grande problema soprattutto nei servizi pubblici); rapporto tra manager (dipendente) e azionisti (datore), il manager deve operare nell’interesse degli azionisti, anche se i suoi interessi sono diversi da quelli degli azionisti. Dietro i grandi scandali finanziari degli ultimi decenni ci sono problemi generati da asimmetrie informative, conflitti d’interesse, ad es.:c’è un tipo di contratto che prevede la retribuzione del manager in base all’andamento delle azioni e questo è controproducente. L’interesse degli azionisti è di lungo periodo, quindi si danno al mercato delle informazioni non veritiere per far aumentare il prezzo delle azioni, riduzione dei manager e falsificazione di bilanci.<br />
La cattiva allocazione delle risorse finanziarie tiene lontano dai mercati finanziari i piccoli finanziatori, e quindi l’economia cresce meno, è quindi necessaria una migliore legislazione (non come l’ultima di recente approvata che riduce le sanzioni per il falso in bilancio).</p>
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		<title>Cosa sono le esternalità</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 12:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Esternalità: con la presenza di esternalità un mercato, anche se concorrenziale, non porta all’efficienza paritiana. Es. esternalità negativa: con l’inquinamento danneggio gli altri e non pago i danni. Es. esternalità positiva: chi concima le piante crea un’esternalità positiva per gli apicoltori visto che le api di quest’ultimo trovano più nutrimento. Mercato senza esternalità: Y= f(LY) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Esternalità</em>: con la presenza di esternalità un mercato, anche se concorrenziale, non porta all’efficienza paritiana. Es. esternalità negativa: con l’inquinamento danneggio gli altri e non pago i danni. Es. esternalità positiva: chi concima le piante crea un’esternalità positiva per gli apicoltori visto che le api di quest’ultimo trovano più nutrimento.<br />
<em> </em></p>
<p><em>Mercato senza esternalità</em>:   Y= f(LY) ; fLY&gt;0   X=g(LX) ; fLYg=&lt;0.   Y è prodotto utilizzando solo lavoro, produttività marginale lavoro positiva; idem per X, come per Y solo lavoro. Unico limite è la quantità totale di lavoro limitata LX+LY=Lbarra. Se viene utilizzato lavoro per produrre il bene Y, questo viene sottratto alla produzione del bene X, quindi anche se si produce efficientemente abbiamo la presenza di questo <em>trade off<span id="more-520"></span> (data una certa quantità producibile di Y, c’è una certa quantità massima producibile di X)</em>, bisogna quindi trovare il mix ottimale tra X e Y per massimizzare il benessere della collettività.</p>
<p><em>Curva di trasformazione</em>: ci dice in che rapporto noi possiamo trasformare la produzione di X modificando Y, spostando i fattori di produzione (utilizzando le tecnologie disponibili), ci da tutte le situazioni intermedie. Ci da esattamente il tasso di trasformazione. Se si produce efficientemente si è sulla curva, se si produce in modo non efficiente si è dentro la curva.</p>
<p><em>Punto di efficienza globale</em>: vogliamo che il nostro individuo rappresentativo (consumatore) salga sulla curva di utilità più alta possibile. Quando (fLY/fLX)-&gt; SMT = SMS -&gt;(UX/UY) abbiamo l’efficienza globale, esso è soddisfatto quando il rapporto delle utilità marginali del lavoro è uguale all’utilità marginale del consumatore</p>
<p><em> SMTrasformazione XY</em>: cattura il trade off tra X eY, quanto X dobbiamo sacrificare date le tecnologie per produrre un Y in più.<br />
<em> </em></p>
<p><em>SMSostituzione</em>: ci dice il rapporto di scambio soggettivo del consumatore (disponibilità a scambiare X per Y).</p>
<p><em>Conclusione</em>: il punto ° è quello di efficienza paritiana, si verifica quando i mercati sono in equilibrio, si ha in concorrenza perfetta. È praticamente il primo teorema dell’economia del benessere.</p>
<p><em>Mercato con esternalità</em>: es.: si può supporre che i produttori di frutti generano un’esternalità positiva per i produttori di miele.  Il SMS (UX/UY) resta come prima, rapporto tra le utilità marginali di X e Y. Il SMT invece cambia perché tutte le imprese devono produrre secondo la tecnologia e tutti i fattori di produzione devono essere utilizzati, quindi vuol dire che bisogna ricavare la variazione di Y conseguente a una trasformazione di X.<br />
Variazione Y conseguente alla variazione di X -&gt;  dY/dX = (dLY*fLX + dX*FX) / dX. Semplificando arriviamo a  –dY/dX = fLY/gLX – fX  -&gt; SMT in presenza di esternalità.<br />
Quindi  SMTXY = SMSXY  -&gt; (fLY/gLX – fX = UX/UY).<br />
<em> In presenza di esternalità non vale il primo teorema dell’economia del benessere, l’equilibrio non è pareto efficiente</em>. Le famiglie devono massimizzare la loro utilità dato il reddito (SMS = UX/UY = PX/PY rapporto prezzi dei due beni), le imprese devono massimizzare i loro profitti (ricavi-costi,  fLY/gLX = PX/PY).<br />
In presenza di esternalità l’SMT non è più uguale all’SMS, il mercato ci porta ad una situazione dove vengono prodotte poche mele X e tanto miele Y. I prezzi non riflettono gli effettivi costi perché l’input nettare è utilizzato senza nessun costo.<br />
<em> </em></p>
<p><em>Introduzione tassa Pigou</em>, risoluzione inefficienza. Il policy maker può risolvere l’inefficienza generata da esternalità introducendo una tassa (di Pigou), che va a colpire chi genera l’esternalità negativa e che risarcisce chi la subisce. La tassa è -&gt;  0&lt;1 e ci consente di arrivare all’efficienza paritiana (esternalità negativa -&gt; Z* = -fx / (fLy/gLx)-fx   esternalità positiva -&gt; Z* = fx gLx/fLy).<br />
L’impresa che produce il bene X deve pagare in base ai suoi ricavi, quindi il suo profitto sarà  PxX – WLx – ZPxX  , questa tassa andrà a risarcire (tramite sussidio) chi subisce l’esternalità negativa e ne incrementerà il profitto  PyY – WLy + ZPxX.<br />
Il problema per il policy maker sarà individuare l’aliquota fiscale che se applicata creerà un equilibrio di mercato pareto efficiente (Z = Z*).<br />
<em> </em></p>
<p><em>Creazione mercato dell’esternalità</em>, mercato di diritti o permessi. Occorre avere dei permessi e si stabilisce un P per questi, ad es. ad inquinare, più si inquina più si paga. Il mercato riesce ad essere efficiente sia se i diritti sono assegnati ad una parte o all’altra.<br />
Es.: chi ha la proprietà dell’aria? I cittadini, quindi le imprese pagano i cittadini. Se invece è una proprietà naturale, di tutti, qui i cittadini pagano le imprese. Quindi, se si forma un mercato dove si possono comprare e vendere i diritti all’aria pulita (alle esternalità), siamo di nuovo in grado di tornare all’efficienza, grazie a un prezzo d’equilibrio.<br />
Sia che i diritti siano assegnati all’impresa X (che inquina) che all’impresa Y (che non inquina), l’equilibrio di mercato è paritianamente efficiente (tende a SMT=SMS), questo grazie alla creazione del mercato delle esternalità, prima il mercato era incompleto.</p>
<p><em>Teorema di Coase</em>: teorema che formalizza il risultato per cui un mercato con esternalità si avvia ad una soluzione pareto efficiente. Nel momento in cui vengono definiti dei diritti di proprietà e c’è la possibilità che essi possano essere scambiati, è indifferente a chi vengono assegnati, comunque è possibile che una volta assegnati ci si avvii all’efficienza paritiana, oltre che ad un equilibrio di mercato (a condizione che non ci siano costi di transazione e che l’unico imput produttivo sia il lavoro)<br />
<em> Problema</em>: l’allocazione delle risorse non è importante dal punto di vista dell’efficienza, ma lo è dal punto di vista del benessere (per gli individui cambia molto dal punto di vista distributivo), questo genera malessere sociale. Nell’ipotesi in cui non ci siano costi per far funzionare il mercato è valido, se invece questi costi cominciano a farsi sentire, cominceremo ad avere delle perdite. La scelta della politica migliore deve tener conto anche dei costi iniziali.</p>
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		<title>Cos&#8217;è l&#8217;oligopolio</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 11:30:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Supponiamo di aver a che fare con un mercato oligopolistico (oligopolio), in questo mercato si determina una situazione di interdipendenza strategica, i risultati e i profitti dell’oligopolista dipendono dalle proprie scelte, dal comportamento dei consumatori (lato domanda) ma anche dal comportamento del/i competitore/i. Rispetto all’impresa monopolista il prezzo di vendita dipenderà anche da quanto producono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Supponiamo di aver a che fare con un <em>mercato oligopolistico</em> (<strong>oligopolio</strong>), in questo mercato si determina una situazione di <em>interdipendenza strategica</em>, i risultati e i profitti dell’oligopolista dipendono dalle proprie scelte, dal comportamento dei consumatori (lato domanda) ma anche dal comportamento del/i competitore/i. Rispetto all’impresa monopolista il prezzo di vendita dipenderà anche da quanto producono i concorrenti, quindi i profitti dell’impresa a sono funzione di quello che fa b, abbiamo interdipendenza strategica. Funzione domanda di mercato Y[d]=BETA-DELTA P, funzione domanda inversa P=(BETA-P)/DELTA.<span id="more-517"></span> Non si può restringere la produzione ed aumentare il prezzo come si farebbe in monopolio, perché gli altri operatori possono sfruttare la mia restrizione di produzione ed il mio aumento di prezzo. Si può restringere la produzione ed aumentare il prezzo solamente se lo fanno tutti gli operatori.<br />
Quindi l’impresa monopolista deve tener conto quali saranno le azioni delle alte imprese derivanti dalle proprie mosse.<br />
<em> Si ha così una funzione di reazione</em>, o risposta ottimale, per tutte le imprese, che ci consente di ricavare qual è la migliore risposta di un’impresa alle mosse della rivale (mossa = quantità prodotta). Y1 = f[Y(2)] = [BETA-Y(2)]/(2+2DELTA), la quantità ottimale per l’impresa 1 è funzione (negativa) di quanto produce l’impresa 2, analogo discorso per l’impresa 2.<br />
<em> Equilibrio di mercato</em>. Situazione dove, dati i comportamenti di tutti gli operatori, conviene fare esattamente quello che si sta facendo. In assenza di cambiamenti se si ha equilibrio la situazione tende a permanere, a non cambiare, dato quello che fanno gli altri (<em>equilibrio di nash</em>). In questo caso non si verifica perché, data la strategia dell’impresa 1 e dato Y(1) barra o, non è ottimale per l’impresa 2, e quindi conviene produrre la quantità y(2)barra barra dato Y(1)barrato, e così via…<br />
L’unico punto di equilibrio potrà essere il punto Y(1)* e Y(2)*, qui abbiamo equilibrio di nash e, se le imprese fossero uguali, anche la produzione sarebbe uguale.<br />
<em> Considerazione</em>: questo equilibrio con 2 o più imprese, rispetto all’equilibrio di monopolio, è più vantaggioso per i consumatori, perché P* è più basso nel duopolio/oligopolio. Dal punto di vista collettivo il fatto che un mercato sia oligopolistico è meglio accettato rispetto al monopolio.<br />
<em> Collusione</em>: c’è però un forte incentivo a colludere per le due imprese, a danno del consumatore. Esse creano dei cartelli ed operano come se fossero monopoliste. Nel momento in cui colludono i profitti di ogni impresa è più alto rispetto alla non collusione (equilibrio di nash) e producono anche meno. Un <em>cartello</em> è però <em>instabile</em> perché, data la produzione dell’impresa 2, che si sacrifica, all’impresa 1 converrebbe produrre di più (es. mercato petrolifero, ogni produttore produce un po’ di più, in modo che siano gli altri a tenere alti i prezzi, quindi produrre di più e vendere a prezzi più alti, generato dalla restrizione dell’offerta degli altri concorrenti. Dal punto di vista matematico Y(1) = f[Y(2)] = [BETA-Y(2)]/(2+2DELTA), ci basta sostituire nella funzione di reazione dell’impresa 1 quell’Y ed avremo quindi &gt;Y(1)^C, questa quantita sarà sicuramente maggiore di quella che l’impresa 1 si era accordata con l’altra a produrre.<br />
L’impresa quindi gioca da free rider (viaggia senza pagare il biglietto), è un comportamento opportunistico (es. chi evade fiscalmente e usufruisce di beni e servizi pubblici). I profitti che l’impresa 1 riesce a fare quando gioca da free rider ed abbandona il cartello sono PIGRECO(i)^FR &gt; PIGRECO(i)^C &gt; PIGRECO(i)^* &gt; PIGRECO°   Y(i)^C &lt; Y(i)*, l’impresa 2 si trova in una situazione peggiore e quindi ha anch’essa la convenienza a infrangere il cartello, questo danneggia entrambe le imprese e quindi si tenderà nuovamente all’equilibrio.</p>
<p><em> Quindi ogni impresa ha due strategie a disposizione</em>: attenersi al cartello (strategia corporativo-collusiva) o attenersi alla propria funzione di reazione (non collusiva, fa quello che gli è più conveniente).<br />
<em> Matrice di pay off del gioco</em> (si può stabilire ora):<br />
1) pay off giocatore 2 se giocatore 1 rispetta il cartello [PIGRECO(2)C, PIGRECO(1)C] (equilibrio nash);<br />
2) pay off giocatore 2 se giocatore 1 agisce da free rider [PIGRECO(2)°, PIGRECO(1)^FR];<br />
3) pay off giocatore 1 se giocatore 2 agisce da free rider [PIGRECO(2)^FR, PIGRECO(1)^°);<br />
4) entrambe non si attengono al cartello [PIGRECO(2)*, PIGRECO(1)*](equilibrio strategie dominanti, sottoinsieme equilibrio di nash), è una situazione paradossale perché per entrambi i giocatori converrebbe trovarsi al punto 1), la strategia non cooperativa è quella dominante ed inevitabilmente l’equilibrio del gioco sarà questo e non sarà paritianamente efficiente.<br />
<em><strong> Equilibrio nash</strong>: ognuno date le azioni degli altri opera nella situazione che per lui è più ottimale. <strong>Strategie dominanti</strong>: qualsiasi cosa facciano gli altri è meglio percorrere una sola strada (è un equilibrio di nash, ma non è vero il contrario). Non esistono equilibri di strategie dominanti perché la strategia ottimale di ciascun giocatore cambia in base a quello che fa l’altro.</em><br />
<em> Paradosso</em>: la razionalità individuale non conduce ad una situazione razionale dal punto di vista collettivo, perché si cerca di massimizzare la propria funzione obiettivo. Quindi dal punto di vista razionale è valido [PIGRECO(2)*, PIGRECO(1)*], ma dal punto di vista collettivo no, è più razionale [PIGRECO(2)^C , PIGRECO(1)^C]. Questo ci porta a dire che il comportamento cooperativo (collusione) non è razionale dal punto di vista individuale.<br />
<em> Prospettiva temporale</em>: se due imprese concorrono sullo stesso mercato e sanno che competono oggi ma anche in futuro, possono rendere i loro comportamenti contingenti (li fanno dipendere) da quello che le altre imprese hanno fatto in passato (quindi una specie di ritorsione). Si implica il fatto che nel calcolo di decisione di strategia entra una possibile perdita del presente, a favore di un possibile vantaggio per il futuro (si rinuncia ad operare da free rider per un maggior guadagno futuro).<br />
Se però i giocatori sanno con certezza che la loro interazione durerà un numero finito di anni, il ragionamento razionale sarà diverso. All’inizio dell’ultimo anno entrambi i giocatori sanno che non c’è più futuro, i comportamenti presenti non saranno più funzione di eventuali benefici futuri (derivanti da cooperazioni attuali), e quindi l’ultimo anno entrambe le imprese giocheranno in modo non cooperativo e tenderanno a [PIGRECO(2)*, PIGRECO(1)*]. In questo modo all’inizio del penultimo anno sanno che l’ultimo anno agiranno da free rider e quindi agiranno in questo modo anche il penultimo. Così facendo, agiranno da free rider sin dal primo anno, quindi perché l’orizzonte temporale sia valido non deve avere scadenza definita.<br />
<em> Intervento antitrust in oligopolio</em>: la situazione migliore per i consumatori è quella dove le imprese si fanno concorrenza tra loro (equilibrio nash cournot [PIGRECO(2)*, PIGRECO(1)*], questo fa si che le autorità antitrust controllino il comportamento delle imprese nei mercati oligopolistici, evitando la collusione. Le autorità antitrust per sanzionare comportamenti collusivi devono accertare il cartello, questo è molto difficile. Un buon deterrente è che le imprese hanno vita difficile a creare e rispettare un cartello (non c’è forma scritta e quindi tenderanno a non rispettarlo).</p>
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		<title>Cos&#8217;è il monopolio</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 10:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Monopolio ha ragione di essere per ragioni tecnologiche che portano i costi legati ad investimenti troppo elevati per le altre imprese. La domanda non consente di far operare più imprese (incorrerebbero in perdite). Come si deve porre l’operatore pubblico davanti a monopoli per ragioni tecnologiche, le altre imprese avrebbero costi enormi per servire una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Monopolio</strong> ha ragione di essere per ragioni tecnologiche che portano i costi legati ad investimenti troppo elevati per le altre imprese. La domanda non consente di far operare più imprese (incorrerebbero in perdite).<br />
Come si deve porre <em>l’operatore pubblico</em> davanti a monopoli per ragioni tecnologiche, le altre imprese avrebbero costi enormi per servire una domanda il cui prezzo non potrà mai rendere remunerativo l’investimento.</p>
<ul>
<li><strong>laissez faire</strong> (non interviene). Se l’impresa è monopolista il prezzo non è da considerarsi un parametro. Nel momento in cui si stabilisce un monopolio abbiamo una perdita di benessere collettivo, il danno che subiscono i consumatori è maggiore del vantaggio che ottiene il monopolista<span id="more-515"></span>(in concorrenza perfetta avremo prezzo = costo marginale). Abbiamo una perdita di surplus a danno della collettività oltre che a danno dei singoli consumatori. Questa quindi non è la migliore delle politiche sociali, bisogna decidere una politica di statalizzazione (es ferrovie).</li>
<li><strong>statalizzazione</strong>. Scopo: tenere i prezzi il più basso possibile compatibilmente al vincolo di bilancio in pareggio (non deve operare in perdita). Le curve di costo (tecnologia uguale) e di domanda non si spostano, si sposta solo la curva di offerta (costo medio unit produzione = prezzo di vendita, ipotetico equilibrio).</li>
</ul>
<p><em> Per quali ragioni si può preferire che il servizio sia venduto al di sotto del costo medio di produzione, affinché l’impresa produca in perdita?</em><br />
Due ragioni: politica redistributiva (strumento di politica dei redditi, se la perdita è coperta con la fiscalità generale, e questo è basato su un sistema progressivo, di fatto si attua una redistribuzione da chi ha redditi alti a chi ha redditi bassi. Resta comunque un metodo rozzo, improprio). Esternalità (l’inefficienza ha a che fare con il processo di esternalità. Attraverso un’attività un operatore o agente economico genera un beneficio/danno, ma non c’è una contropartita economica per questo. Es.: trasporti: si sposta traffico su mezzi pubblici per ridurre l’inquinamento, l’alternativa, cioè usare i propri mezzi, genera delle esternalità negative prodotte con l’uso dei mezzi privati).</p>
<ul>
<li><strong>price cup</strong>. Si rinuncia a statalizzare, ma si regolamenta il settore. Si fissa un prezzo massimo, si può ottenere un risultato simile a quello della statalizzazione. Il livello del prezzo deve essere tale da assicurare al privato la copertura dei costi ed una parte del profitto, lo stato contratta con l’acquirente (i consumatori) il prezzo con l’impegno in investire.</li>
</ul>
<p>Si regolamenta il settore fissando il prezzo, liberalizzazione e non privatizzazione, si creano nel mercato condizioni di concorrenza, anche se non perfetta.<br />
<em> Modalità regolamentazione monopolio naturale</em>: proprietà pubblica ma gestione privata, es. classico i servizi a rete, si paga un gran costo iniziale ma poi la fornitura del servizio non è soggetta a costi fissi forti.<br />
<em> Come si può creare concorrenza?</em> Es. energ elettr.: la gestione e la proprietà viene affidata ad una soc pubblica, dopodiché questa società affitta l’uso della rete a delle imprese che producono energia, per arrivare all’utente finale necessitano della rete, quindi pagano in base a quanto utilizzano la rete (in Italia in un primo momento la gestione della rete era stata lasciata all’enel, che era competitore insieme ad altri, vantaggio non di poco conto perché i concorrenti dovevano passare attraverso la rete enel per vendere il loro servizio. Nel momento della liberalizzazione l’enel è stata obbligata a vendere). Altro es.: telefonia mobile, è un mercato liberalizzato ma oligopolistico.<br />
<em> Es. regolamentazione di un servizio che opera in monopolio naturale attraverso gestione proprietà controllo rete e fornitura servizio</em>: nel momento in cui esiste un’unica impresa monopolista che investe nella rete e gestisce il servizio, la funz di costo di questa impresa è C[Y,F(1), F(2), W,R] con W e R = a 1, la funz di costo dell’impresa è 2Y^2+F(1)+F(2), dove F(1) è il costo fisso amministrat e F(2) è il costo fisso per il servizio.<br />
Il costo minimo necessario a produrre una certa quantità di output (servizio) che si vuol fornire dipende da un costo fisso amministrativo dell’impresa, che non dipende da quando l’impresa produce (c’è sempre un minimo di amministrazione che determina un costo fisso di gestione).<br />
La funzione di ottimalità è ricavo marginale = costo marginale.<br />
<em> Se la proprietà della rete, ed anche il costo (anche manutenzione), è a carico dell’operatore pubblico, questo farà pagare ai gestori che vogliono operare una quota</em>. Qualcosa del genere si vuol fare anche a livello europeo per il servizio ferroviario, oltre che per energia elettrica e telefonia (dove però chi è proprietario, Telecom, è anche gestore).<br />
Come si configura allora la funzione di costo? Non è più la società che offre il servizio proprietaria della rete, quindi non c’è F2, ma deve pagare un costo variabile per quanto sfrutta la rete, chiamato C (per ogni unità), quindi la funzione è 2Y^2+F(1)+CY (costo che l’impresa deve pagare per ogni unità che essa mette in rete).<br />
Altra ipotesi: chi gestisce la rete deve ripagare i costi per la costruzione/manutenzione della rete infrastrutturale F(2)=CYN, dove F(2) costo rete infrastrutturale (ripagato dalle imprese affittuarie della rete), C costo unitario, Y quantità immessa in rete, N numero imprese che producono e operano in quel settore.</p>
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		<title>I servizi di gestione e negoziazione</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 11:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Intermediari finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Quadro di sintesi investimento -&#62; gestione (collettiva (fondi comuni investimenti, sicav); individuali (in titoli, in quote di fondi)); negoziazione (acquisto vendita titoli). Negoziazione Attività semplice; trasmissione ordine; esecuzione ordine; costi di esecuzione tendenzialmente fissi (commissioni decrescenti al crescere ordine; commissioni decrescenti nel tempo). Gestione Attività molto piu’ remunerata; commissioni (gestione; sottoscrizione; uscita); capacità di mantenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quadro di sintesi   investimento</strong> -&gt; gestione (collettiva (fondi comuni investimenti, sicav); individuali (in titoli, in quote di fondi)); negoziazione (acquisto vendita titoli).<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Negoziazione</strong> Attività semplice; trasmissione ordine; esecuzione ordine; costi di esecuzione tendenzialmente fissi (commissioni decrescenti al crescere ordine; commissioni decrescenti nel tempo).<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Gestione</strong> Attività molto piu’ remunerata; commissioni (gestione; sottoscrizione; uscita);<span id="more-513"></span> capacità di mantenere i flussi nel tempo; e quindi di fidelizzare i rapporti di clientela.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Contratti di gestione</strong> gestione -&gt; individuale (contratti ad-hoc; gestione in quote); collettiva (patrimonio comune -&gt; quote (invest a/b/c/&#8230;))</p>
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		<title>Gli strumenti, la negoziabilità ed i portafogli</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 11:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Intermediari finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[I diritti degli strumenti diritti -&#62; proprietà e credito (amministrativi ed economici); credito (economici); derivati (acquisto/vendita a termine; opzioni). La negoziabilità trasferibilità giuridica -&#62; standardizzazione e divisibilità -&#62; negoziabilità -&#62; liquidità -&#62; effettiva capacità monetaria &#60;- (costi transazione; rischio emittente; durata residua; perdita potenziale). Portafogli Il rendimento di un portafoglio è il rendimento medio ponderato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I diritti degli strumenti</strong> diritti -&gt; proprietà e credito (amministrativi ed economici); credito (economici); derivati (acquisto/vendita a termine; opzioni).</p>
<p><strong>La negoziabilità</strong> trasferibilità giuridica -&gt; standardizzazione e divisibilità -&gt; negoziabilità -&gt; liquidità -&gt; <em>effettiva capacità monetaria</em> &lt;- (costi transazione; rischio emittente; durata residua; perdita potenziale).</p>
<p><strong>Portafogli</strong> Il rendimento di un portafoglio è il rendimento medio ponderato dei singoli titoli.<span id="more-511"></span> Il rischio di un portafoglio e’ pari alla media ponderata dei singoli rischi al netto di qualcosa.   Questo qualcosa dipende dalla correlazione fra i rendimenti delle due serie storiche.   Ciò implica la presenza di free lunches.   Tutto ciò porta verso l’identificazione di una frontiera efficiente.   E verso l’operatività.   Se il rendimento non cresce al variare del rischio -&gt; possibilità di free lunch (che può poi tramutarsi in certezza di free lunch).</p>
<p><strong>Quali utilizzi?</strong> Ottimizzazione; frontiere efficienti; possibilità di posizionare l’investitore sulla frontiera efficiente.</p>
<p><strong>Quali difetti?/Soluzioni?</strong> Distribuzione normale dei rendimenti; stabilita’ nel tempo dei parametri della distribuzione; stabilità nel tempo della distribuzione.   Verifica dei dati; ottimizzazione (approcci euristici; approcci bayesiani); ri-determinazione della frontiera efficiente).</p>
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		<title>I prodotti assicurativi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 10:32:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Intermediari finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Contratti assicurativi: ramo vita (caso morte, capitali differiti (mista o vita e controassicurazione, capitali differiti, rendite); caso vita, capitali differiti, rendite; capitalizzazione); ramo danni (danni alle cose, furto incendio; danni alle persone, infortuni malattie; rc, auto, prodotti, professionale). Calcolo del premio 1 Premio versato (2 premio di tariffa (3 premio puro (4 premio equo (5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Contratti assicurativi</strong>: <em>ramo vita</em> (caso morte, capitali differiti (mista o vita e controassicurazione, capitali differiti, rendite); caso vita, capitali differiti, rendite; capitalizzazione); <em>ramo danni</em> (danni alle cose, furto incendio; danni alle persone, infortuni malattie; rc, auto, prodotti, professionale).</p>
<p><strong>Calcolo del premio</strong> 1 Premio versato (2 <em>premio di tariffa</em> (3 premio puro (4 premio equo (5 vita (probabilita’, capitale assicurato, interesse), 5 danni (probabilita’ capitale assicurato, interesse tempo medio di pagamento del sinistro)), 4 caricamenti di sicurezza), 3 caricamenti di spese), 2 <em>imposta</em>).<span id="more-509"></span> Premio = Capitale * probabilità * [1/(1+i)^n]   <em>Frequenza in un elevato numero di casi</em> -&gt; probabilità (occorre disporre un elevato numero di casi nel mondo esterno; occorre replicare un elevato numero di casi nel proprio portafoglio).   <em>Le compagnie piccole</em>: capitalizzazione; riassicurazione.</p>
<p><strong>Aspetti critici ramo vita</strong> Esempi: <em>capitalizzazione premio 100</em> (rendimento minimo 2% durata 10 anni (a scadenza minimo 121,90)); <em>vita caso vita premio 90</em> (rendimento minimo 2% durata 10 anni (a scadenza minimo 115,80 (rendimento effettivo 2,55%))).   Creazione di prodotti molto finanziari: <em>prodotti di capitalizzazione; polizze vita caso vita</em> (garanzie di rendimento minime; agganciamento ad un indice di borsa; espresse in quote); in tutti questi casi la finanza gioca un ruolo cruciale; competizione sulle spese di vendita; talvolta gioca un ruolo rilevante anche la fiscalità.</p>
<p><strong>Aspetti critici rami danni</strong> 1) Raccolta di tanti piccoli premi che costituiscano un grande capitale per pagare il sinistro. 2) Logica mutualistica, ma: premi = ricavi; sinistro = costo; differenza = margine assicurativo (componente di utile operativo); 3) cercare assicurati non ipersinistrosi; 4) intervento (soggetti a bassa probabilita’; premi puri; caricamenti di sicurezza; 5) esempio estremo, compagnie telefoniche.</p>
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		<title>Cosa sono gli interest rate swap</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 08:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Intermediari finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli interest rate swap sono contratti finanziari, il loro valore dipende da un altro contratto sottostante (da cui derivano). Collegamenti: mercato azionario, dei cambi, dei titoli di Stato. Complessivamente: redistribuzione dei rischi fra gli operatori che intervengono sul mercato. Funzione dei derivati Derivati: contratti a termine (acquisto a termine, vendita a termine, prezzo prefissato, obbligo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli<strong> interest rate swap </strong>sono<strong> contratti finanziari,</strong> il loro valore dipende da un altro contratto sottostante (da cui derivano).   Collegamenti: mercato azionario, dei cambi, dei titoli di Stato.   Complessivamente: redistribuzione dei rischi fra gli operatori che intervengono sul mercato.</p>
<p><strong>Funzione dei derivati</strong> Derivati: <em>contratti a termine</em> (acquisto a termine, vendita a termine, prezzo prefissato, obbligo assoluto -&gt; fuori borsa o da mercati organizzati); <em>SWAPS</em> (scambio di flussi finanziari come ad esempio tassi di interesse -&gt; mercato bancario); <em>futures<span id="more-506"></span></em> (ascquisto e vendita a termine, prezzo prefissato, quantità standardizzate, scadenze standardizzate -&gt; mercato di borsa o organizzati ad-hoc); <em>opzioni</em> (acquisto e vendita, diritto di acquisto/vendita ad un certo prezzo di un certo sottostante -&gt; mercato di borsa o organizzato, mercato non organizzato o over-the-counter).</p>
<p><strong>Funzione IRS</strong> Inizio-scadenza, notional, frequenza pagamenti (<em>fisso contro variabile</em> (liability swap: mutuo da tasso fisso a tasso variabile; asset swap: BTP che paga tasso variabile))   -&gt;   IRS   &lt;-   Rischio: credito, immodificabilita’ contratti sottostanti, capitale non scambiato <em>(variabile contro variabile</em> (liability swap (mutuo da tasso variabile ad altro tasso variabile; CCT che paga Euribor); asset swap)</p>
<p><strong>Conclusioni</strong> Importanza delle aspettative.   Asset swap: creazione di titoli sintetici   Liability swap: creazione di nuovi flussi di passivita’.   Da ricordare: i contratti sottostanti sono ancora in essere!   Da ricordare: rischio di credito!</p>
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