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Appunti di Economia industriale

Privatizzazioni e nuovi attori 1996-2001

sabato 20 febbraio 2010

L’adesione alla moneta unica ed il risanamento obbligato
La decisione di entrare subito nell’unione europea costrinse Prodi ad una manovra finanziaria molto pesante in grado di riportare l’inflazione dal 4% a circa l’1,7%. Contestualmente si dovette modificare la politica industriale attraverso:
- sussidi all’impresa del mezzogiorno;
- privatizzazione di imprese pubbliche e liberalizzazione dei servizi pubblici;
- ridefinizione normativa della corporate governance con l’introduzione di norme per una maggire trasparenza dei bilanci. (continua…)

Le imprese italiane negli anni del rilancio europeo 1985-96

sabato 20 febbraio 2010

L’industria alimentare in europa
Negli anni 70 il mercato alimentare era basato su imprese medio piccole, specializzate ed operanti localmente, a parte due multinazionali quali Nestlè ed Unilever. Nella seconda parte degli anni 80 con la possibilità di esportare prodotti liberamente, si rende necessaria una riorganizzazione del settore, che avverrà tramite fusioni ed acquisizioni. Danone (BNS) e Fiat si uniscono ed iniziano una lunga serie di acquisizioni tale da impensierire le due multinazionali che si vedono anche loro costrette a concentrare ulteriormente il mercato. (continua…)

Politiche nazionali e rilancio europeo 1985-96

sabato 20 febbraio 2010

La programmazione e la politica industriale
Il disordine economico e sociale internazionale non risparmiò l’Italia, costretta ad affrontare nuove spinte inflazionistiche e forti aumenti salariali. Il governo di quel periodo operò con l’appoggio esterno del PCI, al fine di operare interventi di riordino settoriale nati dalla concertazione tra imprenditori e sindacati. In ogni ambito settoriale venne individuato un comitato interministeriale formalmente subordinato al CIPE ma di fatto autonomo in generale per questa fase di politica industriale vennero mobilitati ingenti mezzi, ma nel modo e nei tempi sbagliati. (continua…)

Ristrutturazione industriale e crescita, 1975-85

sabato 20 febbraio 2010

Anni di piombo e solitudini europee
Il venir meno del regime di stabilità del cambio ed il forte aumento del costo delle materie prime, in special modo del brent, portò ad uno stravolgimento della visione dell’economia e soprattutto de lsistema di produzione che non poteva più essere di massa ma doveva adattarsi repentinamente ai mutamenti del mercato. Al fine di contenere almeno parzialmente la fluttuazione dei cambi con l’adesionoe allo SME, si decise che il range massimo di fluttuazione tra le valute europee non dovesse superare il 2,75%. (continua…)

La crisi economica più lunga 1965-75

sabato 20 febbraio 2010

La nazionalizzazione dell’energia elettrica
Già nel 1962 si parlava dell’opportunità di poter dare alla noazione un indirizzo di fonod economico atto ad assicurare un ritmo costante e non squilibrato alla crescita economica, tenendo in considerazione il consenso delle parti sociali in modo da evitare tensioni. Il comitato interministeriale per la programmazione economica doveva occuparsi di ciò quando però in realtà la situazione economica e sociale aveva già preso una brutta piega. (continua…)

Il miracolo economico

sabato 20 febbraio 2010

L’intervento dello stato e le partecipazioni statali
L’industria italiana giunse alla soglia degli anni 50 con una struttura industriale devastata dallo sviluppo prebellico i cui la presenza pubblica era molto rilevante (siderurgia, meccanica oesante, cantieristica). Inoltre anche il sistema bancario dopo i vari salvataggi era in mano statale. A ciò bisogna aggiungere i continui interventi pubblici a sostegno dell’industria politica e la politica di protezionismo. Nell’immediato dopoguerra si dovette aumentare l’apertura verso l’estero al fine di rilanciare sia le esportazioni che l’economia nazionale in genere. (continua…)

Entrata ed uscita di nuove imprese e politica economica

sabato 20 febbraio 2010

Un settore industriale è caratterizzato da una forma lognormale e da un fenomeno di dinamica industriale che prevede entrata ed uscita di imprese.
Giacomo Beccattini ha introdotto la soglia dimenzionale S da settore a settore, a sinistra della quale barriere all’entrata consentirebbero un continuo processo di avvicendamento. Le imprese appartenenti alla frangia di sinistra della soglia S sono in un ambiente caratterizzato da minori barriere all’entrata e all’uscita rispetto alle imprese consolidate, da maggiore turbolenza, alter barriere di mobilità per accedere nel gruppo di impresa consolidate. (continua…)

Politica industriale per l’ambiente

sabato 20 febbraio 2010

Esistono diverse economieesterne ambientalicreate dalprocesso di trasformazioneindustriale, l’impresa infatto cerca di ottimizzare la propria posizione economica ma arreca una danno a livello sociale.Solitamente non vi è una perfetta informazione tra i soggetti economici coinvolti, la legislazione non è specifica elatransazione diventa molto costosa,per cui l’intervento pubblico diventa necessario.
L’impresa che consideri il benessere collettivo produce di meno ed a prezzi più alti. (continua…)

Politica industriale per la concorrenza

sabato 20 febbraio 2010

In questo contesto possiamo dividere tre diversi tipi di politica idustriale:
− Politica antimonopolistica (antitrust), nata negli usa con sherman act nel 1890 per combattere la collusione e abusi di posizioni dominanti. In Italia esiste solo dal 1990;
− Politica per l’efficienza dei mercati finanziari, orientato prevalentemente alle piccole imprese, che incontrano maggiori difficoltà ad ottenere dei finanziamenti, ed è orientata alla costituzione di un mercato delle imprese e ad una maggiore efficienza del mercato azionario; (continua…)

Politica industriale settoriale

sabato 20 febbraio 2010

Anche in questo caso gli interventi possono essere indirizzati a diversi obiettivi. Abbiamo innanzitutto una politica industriale volta ad incentivare l’industria nascente, promuovendola tramite sussidi. Può essere una scelta vincente allorchè si verifichino tre condizioni:
− l’entrata sia sostenibile solo a costi elevati o non recuperbili;
successivamente l’entrante potrebbe conseguire profitti solo grazie al sostegno statale;
− Il valore attuale dei profitti sarebbe negativo sensa il sostegno, mentre quelli dei valori incrementali del surplus collettivo è positivo. (continua…)