La teoria quantitativa della moneta

La teoria quantitativa della moneta ci dice che M/μ (la massa monetaria (offerta moneta) tenendo conto della velocità in cui circola la moneta (rotazione, con la stessa quantità si possono fare più acquisti se circola velocemente)) = (è uguale) a PY (valore in termini monetari dell’output prodotto in un determinato Paese (valore di tutti gli acquisti effettuati in un arco di tempo in una certa economia).

Il tasso d’interesse nominale tende a seguire il tasso d’inflazione, quindi, se c’è inflazione, la moneta perde valore velocemente e la velocità di circolazione della moneta tende a crescere (nel caso limite la moneta non vale niente, nessuno la vuole, e ci si orienta verso valute straniere od altre forme). Quando l’inflazione è moderata, la velocità di circolazione della moneta tende a rimanere stabile.Nel momento in cui l’output PYbarra(soloY) segue un trend di medio lungo periodo che non dipende dalle variabili nominali, ha impatto sul livello dei prezzi (tasso inflazione). Livello produzione e reddito reale dipendono dalle variabili reali (sono fattori che influenzano la crescita dell’economia reale, es. investimenti).

Possiamo pensare che nel medio lungo periodo P = M^s / Yn. La massa monetaria (offerta moneta) è decisa dalla banca centrale che quindi controlla l’andamento del livello dei prezzi e di conseguenza il tasso d’inflazione . Il livello dei prezzi a inizio anno rispetto ai prezzi a fine anno è quindi PIGRECO(t) = [P(t+1) – P(t)] / P(t).
Nel momento in cui si ha un target di salario reale ma si può solo contrattare il salario nominale, i sindacati devono sapere le aspettative del livello dei prezzi, e quindi conoscere la politica attuata dalla Banca Centrale (BC).
La BC stabilisce un tasso d’inflazione e si impegna a rispettarlo, i sindacati prendono quindi le loro decisioni dato questo.

Quando sorge il problema? Supponiamo che alla BC le venga assegnato come obiettivo la stabilità dei prezzi (inflazione moderata) e una riduzione della disoccupazione. Trade off ottimale tra stabilità prezzi, alta produzione e bassa disoccupazione. Nel breve periodo ha effetto (perché la BC sorprende i sindacati, annunciando un basso tasso d’inflazione ma poi adotta una politica espansiva -> livello prezzi più alto delle attese, salario effettivo più basso, più occupazione e meno probabilità di perdere lavoro) ma nel lungo periodo non ha effetto perché i sindacati adegueranno le offerte dei lavoratori.

Problema Banca Centrale: determinare l’offerta di moneta al fine di minimizzare la distanza tra il target che essa ha annunciato per il livello dei prezzi (Pbarra) rispetto al livello dei prezzi (P) che effettivamente andrà a realizzarsi. Min M^s DELTA = ξ ((P-Pbarra)/Pbarra)2 (0<ξ=<1 è una costante) Una buona politica monetaria deve cercare di ridurre questo scostamento, per far si che i prezzi attesi dai sindacati Pe siano uguali a Pbarra (con P=Pbarra, grado di sorpresa nullo). Se la BC non ha come obiettivo minimizzare questo scostamento, avremo una perdita di utilità per i lavoratori.

Obiettivo della Banca Centrale diminuire tasso disoccupazione: sparisce ogni trade off (P=Pbarra). I sindacati hanno un certo target in termini di salario reale, quindi stabiliscono dei salari nominali allo scopo di raggiungere questo target W* = P^eV* , W* = PbarraV*. Il salario nominale contratto dai sindacati è quindi funzione del target d Pbarra e di V*. La domanda di lavoro (L* = [ALFA A/W/P]^[1/(1-ALFA)] dipende dall’effettivo salario reale. Quindi, maggiore è lo scostamento tra P>Pbarra, più si riduce il tasso di disoccupazione (caso limite dove la sorpresa inflazionistica è nulla, tasso disoccupazione uguale a quello desiderato dai sindacati).

Obiettivo della Banca Centrale stabilità dei prezzi e mantenimento alto dell’occupazione: la BC opta per un tasso d’inflazione più elevato di quello dichiarato. Nel momento in cui questo si verifica essa perde la credibilità dei sindacati. Se il settore privato è furbo ed anticipa il fatto che la BC fa un annuncio e poi non lo rispetta, in futuro terrà conto di questo (quini P^e > di Pbarra).
Come risultato avremo che: aumenta di più l’inflazione perché i salari nominali saranno più elevati del dovuto (i sindacati rivedono le aspettative per salari più elevati), la BC è costretta a scostarsi ancora di più dal suo target annunciato perché i salari nominali sono più alti. È quindi un circolo perverso, gli strumenti della BC non solo tali da agire, se non creando shock inattesi.
Questo gioco congetturale di revisione (conoscendo le mosse dell’avversario) andrà avanti fino a quando la BC sceglierà un trade off ottimale per cui viene realizzato esattamente il tasso di disoccupazione desiderato dai wage setters. Si arriva qui perché qui abbiamo un’equilibrio, in quanto dato il comportamento della BC i wage setters fissano il salario nominale su quel livello e la banca centrale non ha nessun incentivo a spostarsi ancora di più verso l’alto ((P*-Pbarra)/Pbarra -> punto di ottimo per entrambi, nessuno ha incentivo a spostarsi).
Morale: per risolvere questo problema di credibilità bisogna dare alla BC come unico obiettivo la stabilità dei prezzi (ξ=1).

Conclusione non ottimista: se l’obiettivo BC è minimizzazione scostamento livello dei prezzi e minimizzazione tasso disoccupazione.il risultato finale è che la disoccupazione si va a collocare al tasso di disoccupazione strutturale (naturale), mentre il livello dei prezzi si va a collocare ad un livello alto. Conclusione ottimista: se invece l’obiettivo BC è solo quello di preoccuparsi di tenere i prezzi bassi (ξ<1) si avrà una inflazione nulla, il tasso disoccupazione è uguale a quello desiderato dai sindacati (tasso inflazione atteso uguale al tasso d’inflazione realizzato PIGRECO(t)^e = PIGRECO).

Aspettative adattive: con aspettative razionali, la curva di Phillips è una retta verticale: gli agenti formano le loro aspettative cercando di anticipare il futuro, si basano sull’analisi degli andamenti passati per formare le nuove aspettative. Quindi PIGRECO(t)^e = PIGRECO(t-1), non si parla di aspettative razionali ma di aspettative adattive (gli agenti non utilizzano al meglio le informazioni conosciute perché malgrado il settore privato sa informazioni relative alle decisoni della BC, non le utilizza e preferisce informazioni vecchie. Succede che con aspettative adattive la BC può adottare nel periodo corrente una politica monetaria che crea più inflazione, facendo abbassare il target dei salari reali, quindi c’è un beneficio per quanto riguarda il tasso di disoccupazione. Il trade off di breve periodo si ha solo con aspettative adattive, perché nel periodo successivo i wage setters aggiustano le richieste salariali al tasso di inflazione più alto di quello atteso. Quindi, se la BC vuol tenere il livello di attività economica sopra il livello strutturale (o potenziale) deve far accelerare sempre più il livello dei prezzi (più inflazione); nel lungo periodo però questo non tiene e la curva di Phillips torna ad essere verticale, funziona solo nel breve periodo.
Es.: la BC fa scendere la disoccupazione ma cresce l’inflazione. L’anno dopo se la BC vuol mantenere l’inflazione al livello uguale a quello precedente questa deve essere aumentata, perché i wage setters aggiusteranno i loro salari. Quindi, ogni anno che passa, se si vuol mantenere la disoccupazione bassa l’inflazione cresce sempre più in alto. Questo però non può durare nel lungo periodo, ma solo nel breve. Quando la BC non fa più alzare la curva di Phillips, la disoccupazione tornerà al suo livello strutturale. Quindi, nel lungo periodo, anche con aspettative adattive la curva di Phillips rimane verticale.

Perché l’inflazione è salita negli anni ’70 e fine anni ’70? Ragioni di fondo: politica monetaria dei Paesi molto espansiva, forte spinta salariale in molti Paesi. All’inizio degli anni ’80 i Paesi industriali si prefissero di far scendere il tasso d’inflazione.

Perché è meglio inflazione bassa di inflazione alta? Perché si possono attuare contratti salariali a lungo termine, con inflazione alta c’è poca incertezza (cattiva allocazione di risorse e redistribuzione indesiderata). Quando l’inflazione viene tenuta bassa, anche l’incertezza futura tende a ridursi. Per quanto noi possiamo cercare di aggiustare tutti i prezzi/salari per adattarli, più è bassa, meno c’è da aggiungere -> aumenta la perdita, il costo opportunità del potere moneta, se la gente non vuole tenere la moneta aumentano di conseguenza i costi di transazione.
Se l’economia è in espansione, in crescita, è chiaro che aumenta anche il volume delle transazioni, quindi aumenta anche il valore degli acquisti e delle vendite. Questo, in un’economia che cresce, fa si che venga domandata più moneta per acquistare beni, questo si trasformerà però in un aumento del livello dei prezzi.

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