Le diverse forme di debito
Uno sguardo alle forme di debito
Le imprese che emettono debito promettono di pagare regolarmente gli interessi e di restituire il capitale. Tuttavia la responsabilità è limitata.
Gli azionisti hanno il diritto di non rispettare gli obblighi di restituzione. Di fatto, cedono le attività della società ai creditori e il valore delle attività sarà inferiore all’ammontare del debito.
Fallimento
I creditori non hanno diritto di voto.
Gli interessi sono pagati con un reddito al lordo delle imposte; i dividendi sono pagati come un reddito al netto delle imposte.Il governo offre un’agevolazione fiscale all’uso del debito che non viene offerta dalle azioni.
Quando gli investitori si abituano alla novità cominciano a valutare altre caratteristiche intrinseche.
Perchè c’è una quota ottimale di finanziamento? Se non esistessero società di capitale nessuno farebbe impresa visto che queste hanno responsabilità illimitata. Il fallimento genera perdite per i creditori, non per gli azionisti. Per limare le differenze tra creditori ed azionisti sono intervenuti diversi trattati come quello di Basilea.
Le caratteristiche delle diverse forme di debito
Scadenza
Modalità di rimborso
Privilegi
Garanzie
Rischio d’insolvenza
Collocamento pubblico o privato
Tassi d’interesse
Paese e valuta
Riconoscibilità come debiti
Il rapporto contabile di solito, è più alto in quanto la somma che bisogna rimborsare al creditore è data dal valore nominale D=VN. Il valore di mercato di un debito è invece pari al valore attuale dei flussi di cassa (come si fa per le obbligazioni).
I valori contabili seguono dei principi che non rispecchiano a pieno la realtà aziendale (contengono l’ammortamento). Il rapporto di indebitamento dei mercati europei è maggiore di quello anglosassone, quest’ultimo finanziato maggiormente con azioni. Ma ci sono anche mercati diversi.
L’Italia è quella che presenta una struttura peggiore non solo per l’indebitamento ma anche per le scadenze tutte prevalentemente a breve.
Studiare i rapporti da più punti di vista: secondo alcuni le imprese hanno bassi rapporti di finanziamento perchè si finanziano internamente attraverso gli gli utili non distribuiti. Questo però non spiega perchè in altre nazioni (Italia) ciò non avviene. Bisogna trovare altre spiegazioni:
Eccessivo uso di fondi interni?
Donaldson (1961):
Molte imprese hanno un obiettivo di lungo termine: mantenere un tasso di crescita coerente con la loro capacità di generare fondi interni (il modello della crescita sostenibile).
Altre imprese sembrano applicare criteri di selezione più severi alle proposte d’investimento che richiedono un finanziamento esterno (come se i fondi interni avessero un costo del capitale inferiore ai fondi esterni).
Baumol (1965):
le imprese usano fondi interni per evitare la disciplina del mercato
Italia: le imprese usano fondi interni per mantenere il controllo
Esistono anche motivi più razionali:
I fondi interni non hanno costi di transazione
Reazione negativa del mercato agli aumenti di capitale (USA)
Razionamento del capitale (forte o debole)
Chi finanzia vuole le informazioni e spesso anche un posto in CDA.
Quando si ci finanzia con fonti di terzi bisogna avere a che fare con le discipline, non solo la legislativa ma anche quella del mercato (bisogna dare maggiori informazioni, almeno trimestralmente e che via corretta e veritiera). C’è anche una maggiore esposizione al ciclo economico, ma il mercato è spesso irrazionale e reagisce negativamente, perchè se si chiedono ulteriori capitali è perchè le altre strade di finanziamento risultano precluse. Infatti solitamente prima si prova con l’autofinanziamento, poi si tenta la strada dell’indebitamento e infine se non si è riusciti, si procede con un aumento di capitale. In Italia, invece, la reazione è generalmente positiva perchè c’è il diritto di opzione per gli azionisti che possono esercitarlo o venderlo.
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