Politiche nazionali e rilancio europeo 1985-96
La programmazione e la politica industriale
Il disordine economico e sociale internazionale non risparmiò l’Italia, costretta ad affrontare nuove spinte inflazionistiche e forti aumenti salariali. Il governo di quel periodo operò con l’appoggio esterno del PCI, al fine di operare interventi di riordino settoriale nati dalla concertazione tra imprenditori e sindacati. In ogni ambito settoriale venne individuato un comitato interministeriale formalmente subordinato al CIPE ma di fatto autonomo in generale per questa fase di politica industriale vennero mobilitati ingenti mezzi, ma nel modo e nei tempi sbagliati. Vennero infatti stanziate cifre enormi senza che poi vi fosse una reale copertura economica del progetto, ed interventi a pioggia che non hanno dato gli effetti desiderati. La programmazione triennale 1979-81 aveva come obiettivi il rientro dell’inflazione, la riduzione del debito pubblico, il riequilibrio della bilancia dei pagamenti e la stabilità del cambio, tutti obiettivi da perseguire tramite una politica monetaria restrittiva ma che non incidesse troppo con le leggi di settore atte al rilancio dell’economia. Il piano a medio termine 81-83 delineava l’istituzione di un fondo per finanziare opere straordinarie a carico delle amministrazioni pubbliche per attivare investimenti che contrastino la tendenza recessiva dell’economia.
Viene stanziato un piano di riodino del mezzogiorno che prevedeva la sostituzione della cassa del mezzogiorno con una molteplicità di soggetti (enti di assistenza, regioni enti locali pubblici e privati). Tale piano non teneva conto che nel mezzogiorno non vi fossero soggetti pubblici o privati che avessero competenze e mezzi per avanzare progetti ed accedere quindi ai mezzi stanziati dal nuovo intervento straordinario.
Il difficile avvio delle privatizzazioni: il caso Alfa Romeo
L’Iri era arrivata ad avere oltre 500000 dipendenti ed un numero spropositato di partecipazioni. Bisognava procedere alla privatizzazione di quelle attività che erano giunte all’Iri in virtù di salvataggi durante situazioni di crisi ma che non erano più di interesse strategico per il gruppo.
Prima dell’83 si procedette solo alla smobilizzazione delle imprese di poco conto, quindi si provò con l’azienda agricola Maccarese e con la Sme. La cessione della Maccarese avvenne tramite scritture private ad un gruppo agricolo che operava nei pressi di Roma, tuttavia l’Iri fu costretta a riacquistarla a causa di un cavillo legale trovato dai sindacati per invalidare la vendita.
La Sme si occupava di energia, ma quando cedette tutte le centrali ad Enel entrò nel settore alimentare. L’Iri provò a cedere la Sme a Buitoni-Perugina (De Benedetti), che ne avrebbe garantito una forte crescita in Italia e all’estero. A tale cessione, avvenuta per mezzo di scrittura privata, si opposero i competitors Barilla e Ferrero che costrinsero l’Iri al dietro front.
In questo clima di cessioni andate male si provò a cedere anche Alfa. Inizialemnte sembrava che tutto fosse fatto con General Motors ma alla fine venne raggiunto un accordo con Fiat e nel 1987 la cessione f portata a termine.
Il Rilancio del processo di integrazione europeo
Il piano di rilancio europeo presentato nel 1985 si basava su un piano settennale che avrebbe indotto le nazioni a rimuovere le residue barriere non tariffarie, con l’effettiva eliminazione delle dogane. Questo rilancio richiedeva un’azione di convergenza in materia di ordine pubblico e di normative sanitarie ed un rapido allineamento nei contesti fiscali e normativi. Quest’accelerazione nel processo di integrazione del mercato interno europeo rispondeva al bisogno delle grandi imprese di allargare la loro sfera d’azione in un’Europa sempre meno protetta da concorrenti americani e giapponesi.
Con il Trattato di Maastricht del 1991 si rilancia una politica di forte sostegno alle aree marginali della comnità e contemporaneamente proebiva i sussidi pubblici alle imprese. Questa limitazione fu particolarmente sentita in Italia ed aprì la strada alla privatizzazione del sistema bancario.
L’Italia nel rilancio europeo
Questa fase venne chiamata in Italia “economia del 92”
Gruppo Ferruzzi: quando nel 1979 Serafino Ferruzzi morì in un incidente aereo, divenne capo del gruppo il marito della figlia Raul Gardini. Il gruppo si occupava della produzione/lavorazione/commercio di semi oleosi e tramite la controllata Eridanea era tra i principali produttori di zucchero europei. Un successo manageriale dietro l’altro lo condussero a scalare Montedison, di cui tenne solo le attività terziarie rivendendo le altre (tra cui Standa e Fininvest).
De Benedetti: In quegli anni provò a scalare Societè Generale Du Belgique, il forziere dell’intera industria Belga. L’assalto venne respinto con l’aiuto di interessati cavalieri bianchi francesi ed in particolare il gruppo Suez. La scoperta della finanza trasformava industriali cresciuti in ambiti produttivi molto specifici in improbabili riders, con il risultato complessivo di delineare gruppi poco integrati con un livello di frammentazione molto superiore ai concorrenti europei.
Berlusconi: partito dal settore immobiliare, si amplia nella finanza connessa agli immobili, per poi scoprire le televisioni e diventare lui stesso cavaliere bianco dei Mondadori salvandoli dall’assalto di DeBenedetti. Nel 1993, in piena tangentopoli, Berlusconi entra in politica divenendo presidente del consiglio un anno dopo.
L’uscita dallo Sme il 21 settembre del 1992, determinata dall’impossibilità per l’Italia di restare nel sistema monetario europeo, gravata da un deficit interno e da un’elevata inflazione, dette il via ad una supersvalutazione che ridusse del 40% il valore della lire. Due furono gli effetti strutturali della svalutazione: il primo derivò dalla possibilità di competere in un mercato aperto ricorrendo alla svalutazione, non agendo quindi sui fattori strutturali della competitività, ma solo compensandone gli squilibri per via macroeconomica. Il secondo effetto, riguarda l’incertezza nel cambio, che colpì sorattutto le imprese importarici di beni in dollari (tra cui componenti ad alto contenuto tecnologico).
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