Il miracolo economico
L’intervento dello stato e le partecipazioni statali
L’industria italiana giunse alla soglia degli anni 50 con una struttura industriale devastata dallo sviluppo prebellico i cui la presenza pubblica era molto rilevante (siderurgia, meccanica oesante, cantieristica). Inoltre anche il sistema bancario dopo i vari salvataggi era in mano statale. A ciò bisogna aggiungere i continui interventi pubblici a sostegno dell’industria politica e la politica di protezionismo. Nell’immediato dopoguerra si dovette aumentare l’apertura verso l’estero al fine di rilanciare sia le esportazioni che l’economia nazionale in genere. Il Piano Sinigallia doveva rilanciare, ristrutturare e potenziare la siderurgia italiana al fine di adeguarla alle esigenze del settore meccanico, nucleo essenziale del sistema italiano. Il piano prevedeva lo sviluppo di 5 grandi impianti (Bagnoli, Piombino, Cornigliano, Taranto e Gioia Tauro) dislocati strategicamente lungo le coste italiane, da cui potevano essere prodotti e distribuitia basso costo ghisa, acciai e laminati. In questo modo si cercava tramite le partecipazioni statali, di sostenere lo sviluppo del settore economico privato producendo semilavorati a prezzi competitivi e realizzando le strutture a monte, altrimenti troppo costose per essere sviluppate dai privati. Questa era la filosofia dell’IRI, “sostegno e sviluppo”, che si sviluppò per tutto il decennio individuando un rapporto tra industria pubblica e privata. Così come l’IRI sostenne il settore meccanico, allo stesso modo ENI di Enrico attei, dietro mandato governativo, fece con il settore petrolifero e dei combustibili fino ad acquisire Lebole, Lanerossi e Pignone.
Siderurgia e Mezzi di Trasporto
La Fiat era un’impresa integrata orizzontalmente e verticalmente al cui interno si concentravano il ciclo completo dell’automobile ma anche la produzione di veicoli commercialie di macchine agricole, le produzioni ferroviarie e quelle aereonautiche. Gli Agnelli controllavano anche numerosissime società all’estero (Autobianchi, Lancia, Magneti Marelli), ed il gruppo era ulteriormente diversificato attraverso Cinzano, nel settore alimentare, Manchino nei cementi, Sai nell’assicurativo, Rinascente-Upim-Sma nella grande distribuzione e “La Stampa” nell’editoria, solo per citarne alcune. Quello che era il più grande gruppo privato italiano nel 1956 copriva il 93% della produzione nazionale di automobili.
I restanti settori della meccanica
Particolarmente dinamiche furono le società che producevano macchine per cucire (Necchi e Singer) e la Olivetti con le sue macchine per uffico. Notevolissima fu la crescita dei cosiddetti elettrodomestici bianchi (Zanussi, Indesit, Ignis, Bianchi) caratterizzati da bassa tecnologia, bassa concentrazione e bassi capitali. Molto importanti in Italia, non riuscirono oerò ad esportare in maniera sostenuta all’estero, dove erano presenti marchi più prestigiosi. Il settore meccanico rappresentò il settore nuovo dell’economia ma bisognoa sottolineare come il miracolo economico fu sopstenuto solo da auto, macchine da scrivere ed elettrodomestici mentre gli altri vivevano situazioni difficili. La crisi del 1963-64, la stretta creditizia e la caduta dei consumi fu per molte aziende letale tanto da giungere nel settore degli elettrodomestici ad una forte concentrazione in aziende per lo più straniere.
Il settore chimico
Lo sviluppo della chimica è da attribuirsi a quelle facilitazioni normative presenti in uno stato a medio sviluppo. Anche questo settore era da considerarsi nuovo e prevalentemente controllato da gruppi quali ENI, Montecatini, Edison e controllate.
I settori tradizionali
Anche I settori tradizionali riuscirono a sfruttare il boom economico ed in particolare vi riuscì il settore tessile e quello alimentare, che si riorganizzarono in seguito ad una domanda che stava mutando verso profotti prima non richiesti quali la pasta preconfezionata, surrogati del cacao, gelati ed abiti confezionati.Numerose furono le imprese nate durante il boom, come Barilla, Lebole, Marzotto, Ferrero, etc.
Il miracolo economico ed i suoi limiti
Il sistema industriale italiano, nella fase di sviluppo beneficiò di vantaggi derivanti dal situarsi a metà strada tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, infatti:
- seppur in mano pubblica, era presente una struttura bancaria e finanziaria sviluppata che operava come se fosse autonoma e privata;
- esisteva un’industria di base totalmente ristrutturata a carico dello stato che permetteva alle imprese private approvvigionamenti a prezzi bassi;
- esistevano grandi imprese dotate di impianti recenti tali da rispondere alle nuove esigenze di produzione.
D’altro canto l’Italia godeva dei vantaggi tipici di un paese sottosviluppato:
- manodopera non specializzata abbondante ed economica;
numerose zone ancora non congestionate;
- consumi poveri e mercato interno quasi vergine.
Imponente fu il travaso di manodopera tra I settori agricoli e quelli extra-agricoli, che corrisponde ad un’emigrazione tra le zone più propriamente agricole del centro-sud a quelle industrializzate del triangolo industriale.
Uno dei limiti del miracolo economico venne proprio dal settore agricolo, in profonda crisi nonostante i tentativi di rilancio. L’agricoltura italiana non fu in grado di rispondere alle esigenze di consumo alimentare sorte dopo l’industrializzazione e costrinse lo Stato ad aumentare le importazioni con il consegunte squilibrio nella bilancia dei pagamenti. Il rapido inurbamento al nord portò ad una sensibile crescita del costo degli appartamenti divenuti via via più cari mentra el centro-sud il degrado aumentava. Alla fine del 1963 vi era:
- forte instabilità della lira dovuta al disavanzo della bilancia commerciale e a speculazioni ribassiste;
- forte aumento dei salari e dei prezzi, soprattutto al nord;
- stanchezza tecnica degli impianti e livello tecnoligico basso.
Fu necessario operare una brusca stabilizzazione con una stretta creditizia inizialmente brusca unita ad alcuni provvedimenti di natura fiscale che produsse deflazione con fortissimi cali degli investimenti industriali per il biennio 64-65, salvo poi risalire nel 1966.
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