Entrata ed uscita di nuove imprese e politica economica
Un settore industriale è caratterizzato da una forma lognormale e da un fenomeno di dinamica industriale che prevede entrata ed uscita di imprese.
Giacomo Beccattini ha introdotto la soglia dimenzionale S da settore a settore, a sinistra della quale barriere all’entrata consentirebbero un continuo processo di avvicendamento. Le imprese appartenenti alla frangia di sinistra della soglia S sono in un ambiente caratterizzato da minori barriere all’entrata e all’uscita rispetto alle imprese consolidate, da maggiore turbolenza, alter barriere di mobilità per accedere nel gruppo di impresa consolidate.I flussi in entrata e uscita in larga percentuale interessano perciò quella frangia di piccole e medie imprese vicine allo 0. Può accadere che ci sia un’uscita nella parte destra o anche che ci sia un’entrata a destra, specie se l’impresa arriva da un altro settore, ad esempio per motivi di diversificazione.
Questi flussi in entrata ed uscita rappresentano una sorta di turbolenza, ovvero sono molto elevati specie nel caso delle piccole e medie imprese e riguardano prevalentemente imprese giovani. Ciò è spesso dovuto a causa del fenomeno di easy failure, molto diffuso in certi settori. In Italia assume sempre maggior rilevanza il fenomeno della mortalità infantile, che nei primi tre anni varia tra il 25 ed il 40%. Nei primi 6-7 anni di attività interessa circa il 50% delle imprese. La natalità è un fenomeno importante ma non è di per se positivo, ciò vuol dire che in un caso come quello italiano i sussidi forniti per agevolare la nascita di nuove imprese vanno persi una volta su due, senza considerare casi di free-riding, dove molte imprese potrebbero nascere solo ed esclusivamente allo scopo di percepire il sussidio, per poi uscire.
Un altro pregiudizio che si crea a riguardo delle imprese neonate è che siano necessariamente innovative: in realtà questa è una caratteristica riguardante solo una piccola percentuale di esse.Ciò è ripreso anche dall’imperativo Shumperiano, secondo cui, come un fenomeno innovativo, spesso i nuovi imprenditori non hanno un’idea innovativa (solo il 5-10% delle imprese apporta innovazioni).
Vi sono diverse motivazioni che portano al fallimento dell’azienda, tra questi sicuramente rivestono un’importante peso l’imperfezione dei mercati dei capitali, che rende difficile il reperimento di nuovo credito in particolar modo per le piccole imprese. Altro fattore da teenre in considerazione è la sottocapitalizzazione rispetto al desiderio dei investimento dell’imprenditore, ovvero l’aprire un’impresa più “scarsa” rispetto a quella che si è in grado o si deasidera aprire.
Nel decidere se erogare un sussidio occorre distinguere tenendo conto di due effetti:
− effetto peso morto (deadweight): ovvero offrire un sussidio per dei fenomeni che non hanno bisogno di essere incentivati: si consideri ad esempio il sussidio alle natalità, nonostante in italia ci siano fra i tassi di natalità più alti in europa. Tale effetto si ha anche quando si offrono incentivi agli operatori più innovativi, che probabilmente sarebbro entrati comunque nel mercato e sarebbero sopravvissuti.
− Effetto sostituzione: ovvero si sussidiano delgli imprenditori che altrimenti non sarebbero vissuti a danno di altri più bravi che però non hanno diritto al sussidio. Basti pensare agli incentivi ai giovani imprenditori, che vanno a danneggiare imprenditori di età maggiore.
Occorre perciò cercare di minimizzare questi due effetti, con leggi moltoselettive nel meccanismo di erogazione del sussidio. Si potrebbe erogare il sussidio post-entry, dopo che il mercato ha già attuato una prima selezione, identificandolo quindi con un sussidio alla crescita, dopo la dimostrazione di abilità imprenditoriale.
Alcuni esempi legislativi sono forniti dalla legge marcora (49/85), dove si propose di commutare la cassa integrazione di sussidio alla fondazione di nuove imprese, indirizzando cioè I disoccupati alla fondazione di nuove imprese. Un altro esempio legislativo è la legge De Vito 44/86, che riguardava l’imprenditorialità nel mezzogiorno. A partire dagli anni 90 ha riguardato anche alcune zone del nord anche ricche ma dove erano state chiuse grandi imprese. Questa legge chiedeva al proponente un business plan ad erogare soldi tali da coprire anche il 90% del capitale di rischio. Tuttavia i controlli erano meramente contabili e non si seguivano le imprese nel loro sviluppo quindi i risultati sono stati modesti. Altri esempi legislativi sono alcune leggi regionali degli anni 80 e il decreto Tremonti del 94, con agevolazioni fiscali a favore dei disoccupati che fondassero nuove imprese.
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