La concentrazione e i confronti intersettoriali

Gli studi empirici sulla concentrazione industriale mirano a proporre confronti intersettoriali. Ecco quali sono, in genere e in sintesi, i più importanti problemi e risultati di tali studi:

1) Problemi legati all’unità di misura prescelta: se si usa l’occupazione si rischia di sottovalutare l’apporto di grandi imprese capital-intensive. Se si usano le vendite, si rischia di sopravvalutare l’apporto delle imprese di distribuzione, usando il fatturato privilegio le imprese che vendono al consumatore finale. L’unità di misura più corretta è il valore aggiunto, dato che però non è sempre disponibile.

2) Problemi legati ai termini del confronto intersettoriale: la classificazione statistica (per l’Istat: rami – classi – sottoclassi – categorie o 1°, 2°, 3°, 4° cifra) non sempre coincide con la classificazione economica di mercato, basatProblemi legati alla mancata considerazione del commercio estero con conseguente sottovalutazione degli effettivi livelli di competitività del settore consideratoa sulla sostituibilità della domanda: vedi l’esempio dei sacchetti di carta e di quelli di plastica. In generale, sono preferibili i confronti minuti. Può darsi infatti che i settori definiti per motodologie statistiche non abbiano un significato economico e no si possono confrontare i livelli di aggregazione. In microeconomia si utilizza come criterio per definire l’appartenenza ad un settore, l’elasticità incrociata, in quanto consente di validare la sostituibilità di più prodotti.

3) Problemi legati alla mancata considerazione del commercio estero con conseguente sottovalutazione degli effettivi livelli di competitività del settore considerato. Considerare il solo commercio nazionale può essere distortivo, basti pensare ilI risultati sulla concentrazione variano considerevolmente da industria ad industria settore automobilistico in Italia, dove se si considerasse la sola industria nazionale ci sarebbe monopolio.

4) I risultati sulla concentrazione variano considerevolmente da industria ad industria: in genere risultano altamente concentrate le industrie capital-intensive, con alte economie di scala ed alta intensità tecnologica (auto, petrolchimico, farmaceutico, aeronautico, alimentare) mentre poco concentrate le industrie tradizionali e labour-intensive.

5) In generale, i risultati dei confronti inter industriali mostrano persistenza nel tempo a conferma del legame tra la concentrazione e le altre variabili strutturali (a meno di influenze derivanti da fattori istituzionali e dalla concorrenza estera).

6) La concentrazione ha mostrato una tendenza crescente nel secondo dopoguerra fino agli anni 70 durante i quali vari fattori hanno invece favorito una maggiore competizione:
- Tecnologie flessibili accessibili alle PMI;
- Razionalizzazione e decentramento produttivo da parte delle grandi imprese;
- Crisi della produzione di massa fordista;
- Maggior apertura internazionale
Negli anni 80 assistiamo, invece, ad un recupero della grande dimensione.

Ultimi articoli