Cos’è e come si misura la concentrazione

Per concentrazione del mercato si intende la concentrazione della produzione di un particolare mercato (o industria) nelle mani di poche grandi imprese. E’ un indicatore settoriale che sintetizza il trade off tra forze che spingono a favore delle grandi imprese e forze che invece favoriscono le piccole imprese.
Rispetteremo questa definizione solo se saremo in grado di considerare contemporaneamente il numero e le dimensioni relative delle imprese.Non ci occuperemo di concentrazione aggregata né di concentrazione dei venditori. La misura della concentrazione assume particolare importanza nell’approccio: struttura -> comportamento -> performance.
Misuriamo la struttura dal punto di vista dell’offerta, per cui il massimo della concentrazione si avrà quando tutto è concentrato nelle mani di una impresa, viceversa se vi è equiripartizione il 20% delle imprese avrà il 20% del mercato. Nel dettaglio, una struttura di mercato concentrata indurrà un comportamento d’impresa volto
all’erosione del surplus dei consumatori (minore quantità ad un prezzo maggiore) e dunque una performance del mercato distante dal modello ideale di concorrenza perfetta (tante piccole imprese -> bassa concentrazione).

La misurazione della concentrazione
Criteri elementari e criteri generali per selezionare gli indici di concentrazione

Criteri elementari:
1) l’indice deve essere facilmente calcolabile;
2) deve essere indipendente dalla dimensione del mercato (l’indice va costruito con la quota di mercato e non con la dimensione assoluta dell’impresa);
3) Deve variare tra zero (situazione simile alla concorrenza perfetta ed 1 nel caso di monopolio.

Criteri Generali (Hannah e Key, 1977)
1) Se una curva di concentrazione giace sempre al di sopra della curva di un’altra industria, l’indice relativo alla prima industria deve essere maggiore;
2) Se all’interno della stessa industria si ha trasferimento di output da un’impresa più piccola ad una più grande, l’indice deve aumentare;
3) Se entra una piccola impresa, l’indice deve diminuire (maggior numero e minor divario dimensionale) (Ovviamente il ridimensionamento sarà piccolo);
4) La fusione di 2 o più imprese deve incrementare l’indice;
5) Un buon indice di concentrazione dovrà tenere conto contemporaneamente sia del numero, sia del divario dimensionale delle imprese (cosa che invece non accade per gli indici di disuguaglianza che tengono solo conto del numero di imprese);
6) L’esito di un confronto interindustriale non deve dipendere dalla scelta arbitraria del numero di imprese considerate.

L’indice di concentrazione è insensibile al numero delle imprese in un confronto intersettoriale, mentre deve essere sensibile in un confronto intrasettoriale.
Un aumento della concentrazione (le prime imprese detengono ampie quote di mercato) comporta un aumento nella concavità della CDC. L’intersezione con la retta orizzontale corrispondente al 100% dell’output identifica il numero di imprese presenti nell’industria.
Se una CDC giace sempre al di sopra di un’altra CDC, non vi è dubbio nell’identificare la prima industria (A nel nostro caso) come più concentrata (maggior concavità e minor numero di imprese).
Il confronto fra le industrie B e C è invece ambiguo.

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